Quali bond inserire in portafoglio a settembre 2012

di ND82 Commenta

Il rally dei mercati di agosto ha portato maggiore entusiasmo tra gli investitori, depressi e disorientati dopo mesi trascorsi tra elevata volatilità e grande incertezza sul futuro dell’euro. Da quando sul finire di luglio Mario Draghi ha rassicurato i mercati, dichiarando di essere pronto a tutto per salvare l’euro, è avvenuto un poderoso rally di borse, bond e materie prime. Il clima di risk on ha migliorato sensibilmente la situazione sul mercato dei bond, ma restano ancora evidenti distorsioni nel rapporto rischio/rendimento di molti titoli.

La costruzione di un portafoglio di bond dovrebbe quindi tener conto finalmente dei fondamentali economici, a meno che i prossimi eventi macro (riunione Bce, Corte costituzionale tedesca e riunione Fomc) non ridisegnino nuovamente uno scenario negativo, alimentando ancora la speculazione sui bond sovrani e mettendo sotto pressione le borse.

Attualmente ci sono aziende che si finanziano a tassi nettamente più bassi rispetto agli stati sovrani, basti pensare che il bond VW a dieci anni ha spuntato un tasso appena inferiore al 2,4%, mentre il rendimento del Btp a dieci anni viaggia tra il 5,6% e il 5,8%. Eppure stiamo parlando di un’azienda appartenente a un settore ciclico e in grandi difficoltà in Europa. Considerando queste distorsioni sui fondamentali, quali bond è possibile inserire in portfolio mantenendo un livello di rischio medio-basso?Per ciò che concerne i corporate bond, molti money manager ritengono che bisogna essere prudenti nell’acquisto di bond emessi da società ad elevato rating in quanto i rendimenti sono eccessivamente schiacciati e potenzialmente soggetti quindi a una possibile forte discesa delle quotazioni. Molti gestori puntano sulle emissioni di aziende italiane, che presentano al momento rendimenti molto accattivanti come per Telecom Italia, Enel, Intesa SanPaolo o Mps.

Se si vuole puntare sulla solidità dell’emittente, bisogna indirizzarsi su bond come quelli di Deutsche Bank che però rendono solo l’1,75% rispetto al 5% medio delle banche italiane. Tra i bond sovrani, i money manager stanno riducendo l’esposizione in Bund, evitano ancora i Bonos spagnoli ma cominciano a mettere in portfolio i Btp, in particolare la scadenza a 5 anni che attualmente è molto sottovalutata.

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