Egitto, un miliardo di dollari dalla vendita di Eurobond

di Redazione Commenta

Il governo egiziano ha in mente una vendita piuttosto massiccia di Eurobond per quest’anno: l’ammontare prefissato è pari a un miliardo di dollari, mentre l’obiettivo principale sarà quello di diversificare l’indebitamento e finanziare il deficit di bilancio, dopo che l’economia interna è stata così duramente colpita dalla più grave crisi politica degli ultimi trent’anni. I titoli obbligazionari in questione, i quali beneficeranno di una scadenza quinquennale, avranno anche una garanzia sovrana, così come precisato dal ministro delle Finanze Samir Radwan. Il mercato deve essere rinvigorito, inoltre, la diversificazione finanziaria può agevolare questa ripresa. Il bilancio del paese africano potrebbe raggiungere uno dei suoi peggiori livelli di sempre nel 2012, ma nessuno si stupisce più di tanto: in effetti, le recenti rivolte e le giornate di tensione hanno ridimensionato in maniera considerevole i rating del credito, nonostante sia intervenuto persino il presidente americano Barack Obama, promettendo oltre due miliardi di dollari per le garanzie del prestito.


In molti vedono comunque l’annuncio della cessione obbligazionaria come un fattore positivo, se non altro perché si fornisce una mano preziosa al governo del Cairo; c’è poi da rimarcare come in questo preciso momento storico le dimensioni degli strumenti non vengano considerate importanti, ma si dà maggior rilievo ai sostegni esterni. Gli Eurobond a cui ci stiamo riferendo non saranno però simili a quelli del 2010, anno in cui lo stesso Egitto aveva lanciato prodotti a dieci anni e per un importo totale di un miliardo di dollari, senza dimenticare i titoli trentennali.

I rendimenti di queste ultime emissioni sono pari al 5,75%, mentre bisogna considerare che il costo per assicurarsi contro un eventuale default della nazione è cresciuto di sette punti base giusto una settimana fa. Anche l’Arabia Saudita si è impegnata per i prestiti futuri destinati all’Egitto (circa quattro miliardi di dollari), oltre a depositi e garanzie nuove di zecca ma dalla struttura particolarmente “soft”.

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