Il calo produttivo fa aumentare i futures sul cotone

di Simone Commenta

I contratti futures sul cotone sono aumentati fino al loro livello più alto degli ultimi dieci mesi (vedi anche In leggero rialzo i futures sul cotone): la commodity è stata protagonista di questa performance al rialzo grazie soprattutto al relativo output, il quale è destinato a ridursi e non poco negli Stati Uniti, maggior esportatore a livello mondiale. Al contrario, la domanda globale continua a crescere a dismisura. C’è anche da sottolineare come cacao e zucchero siano cresciuti in modo simile, diversamente dal succo d’arancia, i cui futures sono risultati in ribasso.

Il cotone merita però l’approfondimento più dettagliato. In pratica, i contadini americani potrebbero mettere a semina 9,4 milioni di acri per quel che riguarda questa pianta nel corso del 2013. In effetti, essi puntano con convinzione a dei raccolti che siano piuttosto proficui, come messo in luce da Macquarie Group Limited, celebre società finanziaria australiana. Il numero in questione è senza dubbio più basso rispetto a quello dello scorso anno, vale a dire 12,3 milioni di acri, stando alle stime messe a disposizione dal governo di Washington. Il prossimo 8 marzo l’Usda (il dipartimento agricolo a stelle e strisce) potrebbe rivedere al rialzo le proprie stime per quel che riguarda i dati relativi alla domanda globale, visto che gli stabilimenti indiani, turchi e pakistani hanno aumentato l’utilizzo.

Quanto sottolineato da Macquarie è l’ulteriore segnale che perfino i paesi più affermati nel campo della produzione di cotone stanno diminuendo le piantagioni. Nel dettaglio, le spedizioni di maggio di questi futures hanno fatto registrare un rialzo di 1,2 punti percentuali: di conseguenza, le quotazioni sono salite fino a 87,28 centesimi la libbra presso l’Intercontinental Exchange di New York. Il picco più alto dallo scorso 8 maggio è stato raggiunto a quota 87,45 centesimi. Il volume di scambi è stato superiore di quattordici punti percentuali rispetto alla media degli ultimi cento giorni.

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