Caduta fragorosa dei futures sullo zucchero a New York

di Simone 2

I contratti futures collegati alle performance dello zucchero hanno fatto registrare perdite importanti presso l’Intercontinental Exchange di New York: è questo il dato più evidente che è emerso dalla piazza americana, con le contrattazioni che sono scese ben al di sotto di quanto ci si attendeva, molto peggio rispetto a quanto successo al caffè arabica e al cacao, influenzati pesantemente dai raccolti del Vietnam. Cosa è successo di preciso? Anche in questo caso i raccolti esteri l’hanno fatta da padrona, in particolare quelli dei paesi in cui si riponevano le maggiori speranze, come ad esempio la Russia, l’Ucraina, l’India, la Thailandia e persino l’Unione Europea nel suo complesso.

In pratica, gli investitori avrebbero potuto acquisire alcune posizioni in anticipo, mentre l’atteggiamento dei produttori della dolce commodity potrebbe essere stato improntato a una vendita successiva, causata soprattutto dalla crescita dei relativi indici di riferimento. Entrando maggiormente nel dettaglio statistico, c’è da dire che lo zucchero grezzo è calato bruscamente dopo aver raggiunto uno dei suoi livelli più alti in assoluto. Dopo un buon rally, quindi, il prodotto in questione si appresta a diventare uno dei più deboli in assoluto del 2011 per quel che riguarda tale settore. La nuova quotazione è giunta fino a 22,62 centesimi la libbra, come non accadeva dal 15 dicembre scorso; le spedizioni che sono state coinvolte in questo caso sono quelle del prossimo mese di marzo.

Secondo quanto riferito da alcuni broker, inoltre, una situazione del genere prima del 29 febbraio era prevedibile, anzi c’è anche chi è pronto a scommettere su un livello più basso, addirittura venti centesimi la libbra. A Londra è andata leggermente meglio, con un guadagno di 0,3 punti percentuali (1,60 dollari in più rispetto alle precedenti rilevazioni). Intanto, bisognerà anche fare i conti con il dazio imposto dal Bangladesh proprio sullo zucchero, quantificabile in duemila taka (circa venticinque dollari) per ogni tonnellata importata.

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