L’Afghanistan punta al 2013 per il suo primo sukuk

di Redazione Commenta

L’Afghanistan sta pianificando nel dettaglio la prima vendita di titoli islamici: si tratta di un debutto importante dopo gli anni difficili di guerra e la situazione geopolitica non ancora molto stabile, ma il governo di Kabul è pronto a ridurre il sostegno internazionale con il ritiro di molte truppe a partire dal 2014. Il lancio di tali strumenti avverrà comunque nei primi mesi del prossimo anno e si sa per il momento che la scadenza fissata beneficerà del lungo termine. Le indiscrezioni più accreditate sono ovviamente quelle relative all’istituto di credito centrale del paese, la Da Afghanistan Bank per la precisione. In particolare, l’economia del paese asiatico ha vissuto momenti non esaltanti nel 2011, quando sono scomparsi tutti i finanziamenti garantiti da Kabul Bank, fino a quel momento il maggior ente commerciale.

PERCHE’ LA FINANZA ISLAMICA NON DECOLLA IN ITALIA?
Le invasioni belliche devono essere messe alle spalle, ora si guarda a fonti di finanziamento alternative, così da poter dichiarare l’autosufficienza finanziaria a partire dal 2025, un traguardo davvero ambizioso e auspicabile. Gli assets totali delle banche locali sono aumentati da cento milioni a quattro miliardi di dollari nel giro di un decennio, grazie soprattutto al rispetto dei principi islamici, il che spiega la focalizzazione sui sukuk. Per il momento, comunque, l’Afghanistan si limita a quotare degli strumenti a breve termine, nulla a che vedere con la finanza islamica, ma soltanto un aiuto importante per le banche che devono gestire i loro fondi.

I RECORD DEL 2011 DELLA FINANZA ISLAMICA

Il sistema creditizio può ancora contare su diciassette istituti di credito e alcuni sono già in grado di fornire servizi collegati ai dettami religiosi. D’altronde, circa il 99% dell’intera popolazione è musulmano, dunque la stabilizzazione dei mercati vendendo tali bond potrebbe favorire la stabilizzazione del mercato afghano dei capitali. I titoli azionari hanno finora garantito il 3,8% quest’anno, mentre il debito nei mercati in via di sviluppo ha guadagnato il 5,6%.

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