Istituti e Banche d’Affari continuano a puntare sui derivati

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Una crisi devastante come quella nata negli USA a cavallo tra il 2007 ed il 2008 non ha scoraggiato quelle che si consideravano “cattive abitudini” ed anzi il mondo finanziario sembra voler ripetere gli stessi errori; uno studio condotto da R&S Mediobanca ha fatto emergere che l’esposizione delle banche Europee sui derivati è cresciuta nel 2011 fino ad arrivare al 53% del PIL dell’Eurozona mentre nel 2010 si attestava al 41,3%. Lo scorso anno a fronte di un calo nell’esposizione sull’azionario da parte degli istituti Europei si è assistito ad una crescita esponenziale nelle contrattazioni di derivati, per un giro complessivo di circa 1453 miliardi di euro (corrispondente quasi al PIL Italiano).

La “batosta” arrivata con i mutui sub-prime sembra aver incrementato l’esposizione sui derivati piuttosto che averla demonizzata; in effetti ad una grande esposizione su strumenti speculativi corrispondono guadagni altrettanto alti e per quanto la crisi abbia fatto subire perdite consistenti per via dei titoli tossici scambiati in tutto il mondo, il resto dei derivati su cui si basa oggi il mondo finanziario è “sano” ed offre spunti operativi incredibili per le banche d’affari.

Con la mole di denaro a disposizione degli istituzionali come banche e banche d’affari è necessario puntare ai mercati in grado di assorbire tanta liquidità; l’azionario riesce solo in parte a far fronte alle necessità dei grandi portafogli e per questo buona parte dei capitali si riversano su “altre attività”, prima su tutte (circa il 90%) quella appunto legata alla compravendita di derivati.

TRUFFA MUTUI SUBPRIME

Esiste il rischio di un altra crisi simile a quella dei sub-prime? Di certo il rischio esiste, ma vista l’esperienza è possibile che banche ed istituzioni valuteranno coperture adeguate, che si eseguono sempre sul mercato dei prodotti derivati e servono ad investire una parte di capitale a protezione del resto degli assets.

SI RIDUCE LA DOMANDA DI MUTUI, CRISI SUBPRIME ACCENTUA VULNERABILITA’ DEL SETTORE

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