Mizhuo ha ancora fiducia nei derivati

di Redazione Commenta

Mizhuo Financial Group, la terza banca del Giappone per quel che riguarda le dimensioni, sta pianificando nel dettaglio la propria espansione relativa al settore degli strumenti derivati: tale novità dovrebbe riguardare, nel dettaglio, il territorio statunitense, come è stato sottolineato da John Koudounis, presidente e amministratore delegato della divisione americana. In pratica, l’istituto di credito nipponico sta focalizzando la propria attenzione sul business in questione, dopo aver notato che la piattaforma globale dei derivati ha fatto registrare una crescita importante, nonostante gli errori e i dissesti degli ultimi anni.

Basta pensare al caso Lehman Brothers per avere una idea precisa di cosa vuol dire tutto questo. Allora perché puntare su un settore tanto pericoloso? Il discorso deve essere allargato all’ambito occupazionale, visto che lo scorso anno gli istituti di credito più importanti a livello internazionale hanno provveduto a licenziare circa 120mila dipendenti. Anche Mizhuo è stata interessata da questo fenomeno e ora tenta di puntare su nuove professionalità che siano in grado di gestire al meglio anche strumenti finanziari di questo tipo (in primis i fondi speculativi, i cosiddetti hedge fund). Entrando maggiormente nel dettaglio, bisogna sottolineare come la banca giapponese abbia anche assunto nuove persone per gestire al meglio ai propri business.

Si tratta, ad esempio, di Jon Bass, ex numero uno della divisione “fixed-income” di Mf Global, incaricato di supervisionare le vendite di debito ad alto rendimento (dunque, quello più rischioso); al contrario, Daniel Brereton è diventato da gennaio scorso il capo della divisione che si occupa dei junk bond, vale a dire i bond spazzatura (anch’essi a rischio). Quindi, non ci si deve stupire più di tanto se il gruppo in questione ha aumentato il proprio importo di titoli obbligazionari americani ad alto rendimento, come anche dell’avvio della distribuzione di ben 7,32 miliardi di dollari per quel che concerne tali prodotti (nel 2008 ci si era fermati a 1,1 miliardi).

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