Come investire la liquidità nei prossimi 12 mesi

di ND82 Commenta

La stabilità ha un costo in termini di rendimento. Il piano di salvataggio orchestrato dalla Bce ha riportato la giusta dose di serenità sui mercati finanziari, che per ora hanno allontanato lo spettro di una disintegrazione dell’euro. Draghi ha varato il suo nuovo piano anti-spread e in questo modo ha creato i presupposti per la formazione di un contesto di forte appetito verso la maggior parte degli asset finanziari più rischiosi, dalle azioni ai bond. I risparmiatori interessati al reddito fisso (fixed income) devono ora fare nuove scelte di portafoglio per spuntare rendimenti interessanti.

In particolare la curva dei rendimenti appare “normalizzata” sulle scadenze brevi da uno a tre anni. I tassi a 12 mesi sono al momento davvero bassi. Basta pensare che il Bot scadenza 14 agosto 2013 rende l’1,57% lordo, molto meno dei conti deposito vincolati che continuano a offrire rendimenti netti tra il 2,4% e il 3,6%. Per avvicinarsi ai tassi dei conti deposito bisogna optare sui bond bancari.

Ad esempio, il bond Intesa SanPaolo scadenza 4 luglio 2013 offre una cedola del 2,8% lorda con rating identico a quello dello stato italiano, ovvero BBB+. L’investimento in bond con scadenza massima di 12 mesi espone il risparmiatore a un rischio tassi molto contenuto. La duration non può però preservare il risparmiatore dal rischio emittente, in quanto teoricamente il debitore potrebbe incontrare difficoltà improvvise anche nel breve periodo a causa di inaspettati shock dei mercati.

Chi acquista titoli con scadenza massima 12 mesi non vuole assumersi il rischio tassi e si accontenta di spuntare rendimenti irrisori, soprattutto se si punta a titoli ad elevato rating come quelli tedeschi, francesi o giapponesi. Ad esempio, il bond Toyota Motors (denominato in dollari americani, rating AA-) rende lo 0,3% a 12 mesi. La redditività è molto bassa e in certi casi può essere addirittura negativa. Sarebbe meglio evitare di caricarsi di titoli considerati molto tranquilli, mentre la presenza di bond sovrani italiani non dovrebbe superare il 25-30% del portfolio totale destinato alla componente obbligazionaria.

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