Australia e Indonesia “vittime” del rallentamento cinese

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cinaDopo più di un decennio di boom economico, anche le vivaci economie asiatiche iniziano a rallentare il passo in scia con la debolezza mostrata dai paesi occidentali. La Cina è l’ossservato speciale di tutta la regione del Sud-Est asiatico, considerato il vero motore della crescita dell’intero continente. Nel primo trimestre del 2013 il pil cinese è sceso al 7,7% dal 7,9% dell’ultimo quarter del 2012. Inoltre, l’ultimo dato sull’indice Pmi manifatturiero (Hsbc) ha evidenziato una discesa sui minimi a 7 mesi.

Secondo Fabrice Jacob, co-fondatore e Ceo di JK Capital Management Ltd, società di gestione con sede a Hong Kong appartenente al gruppo La Française AM, “un rallentamento del pil, però, non è necessariamente un fattore negativo”. Lo specialista dei mercati asiatici, intervistato da Plus24 de Il Sole-24 Ore, ricorda che “una forte crescita spesso genera un surriscaldamento dei mercati e squilibri economici che possono anche richiedere anni per essere corretti, come è successo in Cina”.

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Jacob fa notare che il tasso di crescita del pil dell’Indonesia atteso per il primo trimestre 2013 è del 6%. ovvero il più basso dal terzo trimestre del 2010. Tuttavia, l’esperto ritiene che questa “è una buona notizia perché allenta la pressione sulla banca centrale ad aumentare i tassi”. Il quadro generale dipinto da Jacob è quello di un “morbido atterraggio” delle economie asiatiche. Nel Sud-Est asiatico il paese più in difficoltà è però l’Australia, dopo che l’indice Pmi è sceso al minimo record di 36,7 ad aprile. Jacob ricorda che “l’industria mineraria australiana è fortemente dipendente dalla domanda cinese”.

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L’altra vittima del rallentamento economico cinese è l’Indonesia, a causa del crollo dell’export di carbone termico in Cina. Il disavanzo è cresciuto molto, la rupia si è indebolita sul dollaro Usa e l’inflazione ha ripreso a correre. Jacob punta molto, invece, sulle Filippine, entrate in un “circolo virtuoso con un basso rapporto indebitamento/pil, un incremento delle riserve in valuta estera, un avanzo corrente, un allentamento della politica monetaria, una valuta forte e un’inflazione ridotta”. Piace anche la Malesia, mentre tra i singoli titoli azionari il money manager punta ancora molto sulla cinese Sunny Optical, produttore di moduli e obiettivi per fotocamere: negli ultimi tre anni il prezzo alla borsa di Hong Kong è passato da poco più di 1HK$ a 11HK$.

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