Azioni europee più esposte all’economia cinese

di ND82 Commenta

Stamattina il Fondo Monetario Internazionale ha comunicato di aver abbassato le stime di crescita sul prodotto interno lordo della Cina per il biennio 2013-2014, portando l’asticella della crescita sotto la soglia dell’8%. Il Dragone sembra stia iniziando a rallentare con maggiore decisione, come dimostrato anche dal recente dato relativo all’indice Pmi manifatturiero, calcolato da Hsbc, che ha evidenziato una discesa sotto la soglia di 50 punti ai minimi da 7 mesi. Ora il Fmi ha tagliato la stima sulla crescita del pil per l’anno in corso a +7,75% da +8%.

Per il prossimo anno il Fmi si aspetta una crescita analoga, ma la precedente stima era per un incremento del pil su base annua dell’8,2%. Il Paese della Grande Muraglia è stato negli ultimi anni un vero e proprio toccasana per numerose aziende europee, che hanno dovuto fare i conti con la crescita anemica delle economie occidentali (soprattutto dell’area euro), ma ora rischia di trasformarsi in un boomerang in caso di hard landing del Dragone.

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Insomma, la Cina resta croce e delizia per le aziende europee, che negli ultimi anni hanno diversificato molto la loro esposizione internazionale puntando soprattutto sui mercati emergenti ad alta crescita, in particolare sulla Cina. Nel 2013 si stima che i paesi emergenti arriveranno ad incidere per il 33% delle vendite delle aziende europee, con un aumeento di 22,8 volte nel giro di 16 anni. Morgan Stanley ha stilato un elenco di società europee maggiormente esposte alla Cina e assegnato loro un rating. La multinazionale più esposta in Cina è la Diageo Semiconductor, specializzata in Information Technology, che nell’ex impero celeste realizza quasi il 79% del suo fatturato (rating “equalweight”).

Segue Ferrexpo, azienda inglese che opera nel comparto dei materiali di base. Sul podio c’è poi London Mining, che realizza in Cina il 61% del fatturato. Nella lista di Morgan Stanley troviamo anche il colosso minerario Rio Tinto, la società mineraria Nirstar, la svedese Boliden, il gruppo Eramel (materiali di base), Antofagasta (minerario), Aurubis (minerario) e Kazakhmys (materiali). Su queste ultime tre aziende il rating assegnato è “underweight”, ovvero sottopesare in portfolio.

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