Rischio bolla sui junk bond americani

di ND82 Commenta

La politica monetaria ultra-espansiva della Federal Reserve inizia a mostrare le sue prime controindicazioni. Basta osservare il mercato delle obbligazioni ad alto rendimento, che negli Stati Uniti stanno vivendo un vero e proprio anno record. Da inizio 2012 le emissioni di junk bond, ovvero titoli “spazzatura”, hanno toccato il record di sempre di 293 miliardi di dollari contro i 249 miliardi di dollari collocati in tutto l’arco del 2011. Se non dovessero esserci particolari cambiamenti nel trend, da qui a fine anno si potrebbe tranquillamente raggiungere la soglia dei 400 miliardi di dollari.

Secondo gli economisti e gli esperti di finanza aziendale il trend è positivo, in quanto anche le imprese con rating basso si stanno finanziando a costi decisamenti contenuti rispetto al passato, rifinanziando il capitale circolante a condizioni molto favorevoli e con effetti positivi d consolidamento sul bilancio. Da quando la FED ha lanciato il terzo piano di stimolo monetario da 40 miliardi di dollari al mese a tempo indeterminato è partita la caccia agli elevati rendimenti.

I cosiddetti “porti sicuri”, come il T-Bond USA, il JGB giapponese o il Bund tedesco, hanno perso sempre più appeal a beneficio di aziende con rating basso ma con alle spalle importanti piani di ristrutturazione. Questi junk bond con rendimenti del 5-6% sono stati ben presto affiancati da titoli di debito emessi da aziende con bilanci meno sani e rating pessimo, come BB o C. I forti acquisti sul mercato hanno spinto i rendimenti al 6%, mentre alcuni junk bond rating CCC hanno visto lo yield passare intorno all’8% da una media del 10%.

Sul mercato si stanno affacciando sempre più aziende che fino a qualche tempo fa erano rimaste ai margini per le condizioni proibitive sul mercato dei capitali. A questo punto qualche esperto ha suonato l’allarme, paventando anche un rischio bolla sui junk bonds. Tuttavia, la situazione sembra essere ancora sotto controllo. Moody’s fa notare che il tasso di default su scala globale è sceso al 3% dalla media storica del 4,8%. Non è ancora tempo di tirare i remi in barca, ma il mare dei titoli spazzatura si sta ingrossando sempre di più.

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