Portorico, dopo due anni si torna alle vendite obbligazionarie

Portorico, il territorio americano non incorporato agli Stati Uniti, è noto soprattutto per le sue attrattive turistiche che gli hanno consentito di meritarsi l’appellativo di “isola dell’incanto”, ma la situazione finanziaria dell’isola caraibica non induce certo all’ottimismo: il rating creditizio relativo al governo di San Juan è uno dei più bassi a livello internazionale, dunque l’obiettivo è quello di programmare una vendita speciale, vale a dire la prima cessione generale di bond della storia, in modo da rifinanziare i debiti nel giro dei prossimi due anni. L’annuncio è giunto direttamente da Carlos Garcia, presidente della Government Development Bank portoricana. La decisione sul preciso ammontare delle obbligazioni e sulle scadenze della vendita verrà comunque presa nelle prossime settimane; tra l’altro, lo stesso Commonwealth centroamericano intende cedere una cifra superiore ai 2,1 miliardi di dollari in obbligazioni nel 2011.


Garcia ha precisato che questo progetto finanziario sarà destinato a piani infrastrutturali e ad altri provvedimenti significativi, ma i contorni del programma rimangono ancora molto fumosi. Già a novembre Standard & Poor’s aveva provveduto a rivedere l’outlook di Portorico da “stabile” a “positivo”, mettendo in luce l’ottimo contributo fornito dai tagli ai costi nell’ambito del risanamento di bilancio. Il gap ereditato dal governatore Luis Fortuno è stato pari a 3,3 miliardi di dollari e i provvedimenti adottati per una riduzione in tal senso sono stati severi: oltre 23.000 posti di lavoro tagliati, riduzione delle spese e inasprimento del prelievo fiscale.

Il rating del debito governativo è attualmente pari a BBB-, il quale identifica una discreta affidabilità, ma si tratta dell’ultimo gradino prima dell’inizio dei cosiddetti fondi speculativi; Moody’s ha stilato un outlook negativo, valutando le obbligazioni con un A3 (l’ultimo livello della buona affidabilità). L’ultima cessione di titoli risale a due anni fa, quando il governo tentò di rifinanziare il debito interno, il quale, bisogna sottolinearlo, è esente da qualsiasi tipo di tassa federale e statale.

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