Nuovi dati cassa integrazione – I bimestre 2013

di robertor Commenta

 Secondo quanto affermato dalla Cgil, nel corso del primo bimestre del nuovo anno le ore complessivamente autorizzate di cassa integrazione avrebbero riguardato 488 mila lavoratori, ognuno dei quali in grado di perdere 1.320 euro. Moltiplicando i dati, afferma ancora il sindacato, ne consegue un calo complessivo dei redditi pari a 644 milioni di euro, attribuibili in buona parte ai lavoratori in cassa integrazione straordinaria (235 mila lavoratori) e ordinaria (184 mila) e meno a quelli in deroga (69 mila).

La Cgil, sulla base delle rilevazioni effettuate dall’Inps, ricorda così che anche questo inizio d’anno sta confermando la media rilevata da gennaio 2009 – che viaggia sulle 80milioni di ore mensilmente autorizzate, equivalenti a circa 500mila lavoratori a zero ore (per ulteriori dati macroeconomici in grado di svilire la portata degli investimenti internazionali in Italia, si pensi anche alle recenti previsioni Ocse sull’andamento del Pil tricolore).

“Esaurito il periodo di copertura degli ammortizzatori, molti di questi lavoratori finiranno tra i disoccupati” – ricorda invece il quotidiano Il Sole 24 Ore – “a gennaio erano 2 milioni e 999mila, con un tasso dell’11,7% che tra i giovani ha toccato il 38,7%. Nel ricorso alle diverse forme di cassa integrazione tra i settori, il dato cumulato del primo bimestre evidenzia un incremento del 27% nell’industria rispetto allo stesso periodo del 2012, che ha sfiorato 135milioni di ore autorizzate”.

In maniera più puntuale, la meccanica avrebbe pesato per quasi 63 milioni di ore e 183 mila posizioni lavorative a zero ore. A seguire il settore del commercio, con 16 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate, per oltre 48 mila lavoratori coinvolti e, quindi, l’edilizia, con un boom di ore (+ 40% a 16 milioni) e più di 47 mila persone coinvolte.

Elena Lattuada, Cgil, commenta ricordando che “i numeri ci dimostrano ancora una volta che il Parlamento e il prossimo governo devono dare priorità assoluta alla crescita e al lavoro, anche con interventi straordinari, altrimenti il conflitto sociale e i livelli di povertà diventeranno insostenibili”.

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