Nuove regole sui rating

di robertor Commenta

Il Consiglio Ue ha varato nuove regole per le agenzie che assegnano i rating ai derivati emessi dalle società europee, e ai debiti sovrani degli Stati membri: tra i principali spunti di interesse, la necessità di affidarsi ad almeno due agenzie differenti, farle ruotare ogni quattro anni, muovere causa giudiziaria di fronte a gravi negligenze e la conferma o la modifica semestrale (e non più una volta all’anno, come adesso) per i giudizi sui debiti sovrani.

Una decisione opportuna ma tardiva – osservavano gli analisti nelle ultime ore – visto e considerato che la crisi è esplosa ben cinque anni fa, e che proprio i derivati sui mutui immobiliari erano stati valutati come la determinante scatenante il “male originario”.

“Il Consiglio dell’Unione Europea” – riepilogava La Repubblica poche ore fa – “ha adottato il provvedimento che esamina, per cominciare, la fattispecie di prodotti di finanza strutturata con asset sottostanti ricartolarizzati. Le nuove regole prevedono che l’emittente debba cambiare agenzia ogni quattro anni. la rotazione obbligatoria non si apllica soltanto alle piccole egenzie o alle società emittenti che  usano almeno quattro agenzie, ciascuna delle quali valuta almeno il 10 per cento del valore degli strumenti di finanza strutturata” (vedi anche Fitch: come interpretare il default sulle obbligazioni).

Oltre a quanto sopra, è stata introdotta una specifica clausola che conferisce la possibilità di estendere la rotazione obbligatoria ad altri strumenti finanziari nel prossimo futuro. Non è tuttavia scontato che l’estensione possa realmente e concretamente avvenire, visto e considerato che i derivati sono strumenti molto particolari e complessi: infine, “per fronteggiare i conflitti di interesse, le agenzie di rating obbliga le agenzie di informare se un azionista con il 5% o più del capitale o dei diritti di voto detiene il 5% o più di una società valutata, è impedita la proprietà del 5% o più del capitale o dei diritti di voto in più di un’agenzia a meno che questa non appartenga allo stesso gruppo” – concludeva il quotidiano.

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