La Nuova Zelanda si concentra su inflazione e lungo termine

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La Nuova Zelanda sta pianificando nel dettaglio un aumento delle vendite per quel che concerne i bond governativi a lungo termine: tra l’altro, il governo di Wellington sta considerando la sua prima quotazione collegata al tasso di inflazione, una decisione che non viene presa da ben tredici anni. Il motivo, però, è presto detto. In effetti, la domanda dei titoli in questione è aumentata in maniera decisa per la nazione oceaniana, il mercato sovrano che vanta le migliori performance al mondo. In pratica, il Debt Management Office locale è interessato a costruire un volume di strumenti che contempli la maturazione nel mese di aprile del 2023, vale a dire il debito di maggiore durata.

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L’importo dovrebbe essere pari a dodici miliardi di dollari neozelandesi (circa dieci miliardi di dollari), mentre la precedente emissione si è fermata a quota 3,7 miliardi. Giusto un mese fa, inoltre, l’esecutivo è stato protagonista di una offerta da 23,5 miliardi in dollari che giungeranno a maturazione tra due anni, una scelta che si è resa necessaria per finanziaria il deficit di bilancio e il relativo debito, senza dimenticare i quattro miliardi relativi ai prodotti associati all’andamento dei prezzi al consumo. I titoli appena menzionati hanno garantito un rendimento globale pari a ben quarantaquattro punti percentuali negli ultimi cinque anni: una emissione del genere ha senso per un governo che può vantare assets di lunga data, come ad esempio le strade, oltre ai flussi di reddito che sono sensibili ai movimenti di prezzo.

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Gli investitori potenziali in questo senso sono soprattutto i fondi pensionistici, più precisamente quelli che hanno delle disponibilità identiche. Un altro riferimento importante è quello dei ritorni economici delle obbligazioni in scadenza nel 2016, con il recente 1,07% che conferma comunque il buono stato di salute del paese, oltre alla forte domanda che proviene dagli investitori esteri.

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