Macquarie debutta sul Sedex: lanciati ventuno certificati Step Up

di Simone Commenta

Il Sedex (il segmento di Borsa Italiana appositamente dedicato ai prodotti finanziari derivati) ha visto da pochi giorni il debutto ufficiale del gruppo australiano Macquarie, il cui nome era stato associato, nel corso del primo semestre del 2010, a una fondamentale operazione di acquisizione, vale a dire quella del dipartimento di Equity Trading and Derivatives di Sal. Oppenheim: si è trattato pertanto di un esordio importante, di una data storica che dimostra l’ampliamento progressivo del comparto in questione. Questo primo giorno di seduta è stato sancito e impreziosito dal lancio e dalla conseguente quotazione di ventuno prodotti, i quali hanno beneficiato del marchio Macquarie Structured Products. Di cosa si è trattato esattamente?


La compagnia oceaniana ha messo a disposizione degli investitori dei certificati Step Up (quando si usa questa definizione anglosassone, ci si riferisce a quelle emissioni di titoli che presentano un tasso fisso con cedole crescenti nel tempo), i quali sono indicizzati in modo specifico a importanti titoli del Vecchio Continente: la scelta delle azioni non è stata casuale, visto che si è puntato soprattutto sui pagamenti di rendimenti fissi a scadenza, tentando di fronteggiare una eventuale chiusura non negativa del sottostante. Cosa devono attendersi dunque gli investitori? Nell’ipotesi di ribassi si può ottenere un rimborso del capitale che è stato versato all’inizio, mentre una performance completamente negativa implica anche la partecipazione alle perdite totali degli strumenti; la scadenza dei certificati è stata fissata a due anni, ovvero il 2 luglio del 2012.

Come è già stato accennato, Macquarie rappresenta una banca di investimento globale, oltre che un gruppo specializzato nei servizi finanziari diversificati: la sua sede principale si trova a Sydney e l’ultimo rapporto sui profitti (settembre 2010) parla di un patrimonio pari a 479 milioni di dollari australiani (circa 340 milioni di euro), grazie alla gestione che viene affidata all’Apra (Australian Prudential Regulation Authority), l’ente australiano che vigila sui servizi finanziari.

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