Investire nel cotone? Le scorte sono ancora troppo basse

di Simone 1

Come vuole una lunga tradizione, è il mercato asiatico quello in cui viene maggiormente scambiato il cotone: c’è però da dire che, nonostante un evidente recupero delle quotazioni, favorito senza dubbio dalle piazze orientali, l’Ice di New York (Intercontinental Cotton Exchange) ha assistito a una brusca frenata della lunga serie di sessioni negative (ben nove consecutive negli ultimi mesi), ma non ci troviamo ancora a livelli accettabili per un investimento sicuro, visto che attualmente la quotazione ammonta a 78 centesimi di dollaro per ogni libbra che viene scambiata. Il record degli ultimi due anni è ancora distante (84,26 centesimi nel 2008), ma qualcosa di confortante sta avvenendo dal lato dei consumi e delle scorte.

 

Non si conoscono ancora quali saranno i riscontri del Dipartimento americano dell’Agricoltura, ma intanto l’International Cotton Advisory Committee, il segretariato del comparto in questione, ha parlato espressamente di rialzi incoraggianti. Quale sarà allora il momento migliore per puntare su tale commodity? Il 2011 dovrebbe essere l’anno decisivo per assistere a un portentoso incremento dei raccolti (compreso tra i dodici e i tredici punti percentuali), anche se sarà necessario tenere d’occhio anche il contemporaneo rialzo da parte della domanda. Il 2010, invece, andrà a caratterizzarsi per un livello non eccezionale in questo senso (poco più di dieci milioni di tonnellate di cotone, uno dei peggiori minimi da sei anni a questa parte) e bisognerà dunque tenere conto di questi dati e del loro effetto sul mercato.

 

Le altre previsione dell’Icac stesso parlano di prezzi medi pari a 85 centesimi per libbra, il che equivale a dire che la rincorsa commerciale, seppure funestata dalle note difficoltà dell’economia mondiale, proseguirà in maniera spedita. Il consiglio spassionato è quello di affidarsi soprattutto al mercato statunitense e agli altri maggiori esportatori di cotone (i paesi arabi e la Cina in particolare) al fine di ottenere i rendimenti migliori, cercando di cavalcare l’onda di quelle nazioni che avranno ottenuto i raccolti più abbondanti.

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