Ice, le difficoltà del cotone si riflettono sui contratti futures

di Simone Commenta

I mercati agricoli sono i grandi protagonisti dei rally e delle grandi quotazioni di questi ultimi giorni: le ultime tensioni sono state avvertite a livello dei prezzi del cotone, un’altra conseguenza diretta delle forti speculazioni che stanno coinvolgendo le piazze finanziarie. Cerchiamo di comprendere anche questa situazione. La commodity in questione ha subito all’Ice (Intercontinental Commodity Exchange) un brusco crollo: di questa performance hanno risentito in larga misura i contratti futures collegati, con quello con scadenza a ottobre quotato con un premio superiore ai quattro centesimi, mentre la scadenza di dicembre si trova ai livelli massimi da oltre tre mesi. C’è comunque da aggiungere che il contratto a pronti ha fatto registrare degli scambi molto bassi, soltanto mille lotti, a differenza degli oltre 100.000 del future di fine anno.


Ma non tutti sono d’accordo sulla tesi relativa alla speculazione: in effetti, la Commodity Futures Trading Commission e il suo settore di vigilanza ha anche ipotizzato la vendita delle scorte americane, un fattore che ha spinto i trader a ritirare il resto. L’attesa, dunque, rimane molto grande per quel che concerne il prossimo raccolto, visto che siamo ancora all’inizio della coltura e ci vorrà del tempo per avere un qualsiasi tipo di riscontro. Solo a raccolta terminata, si comprenderà la reale situazione dei magazzini della piazza in questione.

Un’altra osservazione intelligente che è stata formulata è quella che vuole la Cina come principale protagonista della domanda di cotone, una richiesta davvero molto forte in questo periodo storico. La stessa nazione asiatica dovrebbe anche aumentare le proprie importazioni del prodotto, a causa, in particolare, delle alluvioni che si sono riversate. Infine, neanche il Pakistan, quarto paese al mondo riguardo a tale produzione, vive un momento brillante: tra il 2009 e il 2010 sono andati persi moltissimi acri di coltivazioni, motivo che non induce certo all’ottimismo in questo senso.

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