Fiat pensa a una nuova obbligazione in vista del rifinanziamento

di Simone Commenta

 Secondo alcune indiscrezioni, sarebbero addirittura sei le banche che sono interessate al rifinanziamento della Fiat, un’operazione che, come è noto, verrebbe a costare circa quattro miliardi di euro, in attesa dello scorporo sempre più vicino. Le trattative che stanno vedendo coinvolto il Lingotto hanno trovato dei punti fondamentali di approfondimento nelle facilitazioni creditizie e nel prestito da concedere a una determinata obbligazione che dovrebbe essere emessa dal gruppo automobilistico nei mesi a venire. Ci sono comunque ancora delle discrepanze circa le scadenze da fissare sulle facilitazioni, visto che i vertici Fiat stanno premendo per una durata quinquennale, mentre gli istituti di credito sono più propensi ai tre anni; qualcosa di più chiaro, invece, lo si conosce in relazione allo strumento finanziario poc’anzi citato, il bond societario che avrà con tutta probabilità scadenza dopo un anno, ma con la previsione di altri 365 giorni per consentire all’azienda torinese di effettuare un ingresso più tranquillo nel mercato obbligazionario, attualmente contraddistinto da una fortissima volatilità a causa dei problemi economici vissuti da alcuni paesi dell’area dell’euro.

 

L’obiettivo principale di Fiat è quello di annunciare tale accordo già verso la fine di luglio, alcuni parlano addirittura del 21 del prossimo mese, così da far coincidere il tutto con l’approvazione dei conti di General Motors. Ma quali sono gli enti bancari che si sono fatti avanti per rendere possibile questo progetto già molto atteso dal mondo degli investimenti finanziari?

 

Unicredit, Intesa Sanpaolo, Royal Bank of Scotland, Credit Agricole, Bnp Paribas e Citigroup sono i nomi più gettonati in questo senso e intanto, nonostante l’indiscrezione, il titolo Fiat ha perso oltre due punti percentuali in Borsa. Le proposte sono interessanti, ma occorrerà far coincidere tutti questi aspetti con le preoccupazioni vissute per la sopravvivenza degli stabilimenti più importanti, come quello di Pomigliano d’Arco, le cui vicende sono ormai abbastanza note sul cui futuro esiste un interrogativo piuttosto forte.

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