Danske Bank: covered bond danneggiati da Basilea

di Redazione 2

Danske Bank, istituto leader nell’Europa settentrionale e soprattutto in Danimarca, ha ammesso le proprie debolezze nei confronti della supervisione finanziaria: l’ultimo annuncio del gruppo scandinavo, infatti, non è stato improntato all’ottimismo e ha messo in luce come il Comitato di Basilea e l’agenzia di rating Moody’s non abbiano capito a fondo la struttura delle obbligazioni emesse. Anzi, è stato precisato che le attività dell’ente e dell’agenzia potrebbero seriamente danneggiare il mercato dei covered bond. L’unità ipotecaria del gruppo in questione potrebbe anche decidere di interrompere i finanziamenti a favore della stessa Moody’s per ottenere i giudizi sui propri prodotti, una decisione che è stata adottata a causa del possibile declassamento della valutazione AAA, un taglio che non terrebbe conto dei 6,2 miliardi di dollari di capitale in eccesso.

In aggiunta, le pretese finanziarie del comitato supervisore svizzero vengono giudicate come troppo severe. Secondo Carsten Noeddebo, amministratore delegato della filiale Realkredit, appare ovvio come la principale sfida del futuro sarà quella di comunicare la qualità di ogni singolo strumento. Tra l’altro, bisogna sottolineare come i covered bond danesi, i quali non hanno mai subito un default da quando il Regno finì in bancarotta nel lontano 1813, potrebbero ora essere esposti a seri rischi: i rating sono soltanto la punta dell’iceberg dei problemi, inoltre saranno necessarie molte cessioni obbligazionarie per allinearsi alle pretese comunitarie. I titoli azionari del gruppo hanno perso circa lo 0,4% nel corso delle ultime contrattazioni della Borsa di Copenaghen, chiudendo a quota 93,05 corone.

Il rendimento del bond in scadenza nel 2041 è invece salito fino al 5,19% (inizialmente era pari al 5%), a conferma della crescita dei rischi a cui si faceva riferimento. Moody’s ritiene tali bond fin troppo pericolosi perché, a differenza di altri titoli danesi, non sono riusciti a far fronte alle scadenze principali di lungo termine, vale a dire quelle che sono state fissate nel 2031 e nel 2041.

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