Bhp Billiton, la più grande compagnia mineraria al mondo, ha fissato a due miliardi di euro la sua prima vendita di eurobond da tre anni a questa parte: la focalizzazione su questi specifici strumenti finanziari è dovuta al fatto che la crisi del debito dell’eurozona limita di fatto le vendite di obbligazioni societarie. La cessione a cui si sta facendo riferimento comprende due tranche distinte, vale a dire 1,25 miliardi di euro per quel che concerne i titoli in scadenza a novembre del 2018 (la durata complessiva è quindi di sei anni), e i 750 milioni di euro relativi alla scadenza del 2024, con uno spread pari a cento punti base rispetto al benchmark.
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McDonald’s lancia sul mercato bond a tre e sette anni
Siamo tutti abituati a parlarne in altri termini, soprattutto alimentari, ma McDonald’s è un’azienda come un’altra e in quanto tale si comporta in questa maniera. Rientra proprio in tale missione aziendale l’ultima emissione obbligazionaria del colosso americano della ristorazione, con ben novecento milioni di dollari in bond: questi ultimi includono una porzione con la scadenza a sette anni, con tanto di cedola che ha marcato un vero e proprio record al ribasso. Entrando maggiormente nel dettaglio dell’operazione, la multinazionale di Oak Brook ha provveduto a lanciare cinquecento milioni di dollari di strumenti finanziari che beneficiano di una durata triennale e di un interesse fissato a 0,75 punti percentuali.
DomesticMot: da domani bond Société Générale a tasso fisso
Tasso fisso e denominazione in rupie indiane: sono queste le due caratteristiche principali della nuova obbligazione collocata da Société Générale presso il DomesticMot di Borsa Italia, un prodotto che si presenta in maniera davvero interessante. SG Tasso Fisso in rupie indiane-2015, questa la denominazione ufficiale del prodotto in questione, sarà messo a disposizione degli investitori interessati a partire dalla giornata di domani. Anzitutto, bisogna specificare che il codice Isin di riferimento sarà IT0006722950. C’è poi da dire che la modalità di negoziazione sarà quella consueta del corso secco.
Il Ghana emette bond triennali per sostenere la propria valuta
La banca centrale del Ghana è pronta a emettere titoli obbligazionari a tre anni per un importo complessivo di trecento milioni di cedi: si tratta di una cessione di bond che è stata pensata appositamente sia per gli investitori domestici che per quelli stranieri, con un’asta apposita. Secondo lo stesso istituto di credito africano, la quotazione a cui si sta facendo riferimento ha l’obiettivo di sostenere le commissioni più urgenti del governo di Accra, anche se non sono pochi quelli che vi hanno intravisto una mossa e un intervento per stabilizzare la debole valuta locale, magari attraendo il maggior numero di dollari dagli investitori esteri. La banca, inoltre, ha fortemente bisogno di rimpinguare le proprie riserve interne e ha intenzione di venire incontro alla crescente richiesta di valuta straniera.
L’inflazione fa aumentare il rendimento dei bond peruviani
I titoli obbligazionari del Perù sono crollati in maniera evidente, provocando un aumento dei relativi rendimenti fino a picchi che non venivano registrati da almeno tre settimane: si tratta di una conseguenza chiara della speculazione che sta coinvolgendo il paese andino e soprattutto il suo obiettivo di inflazione, visto che la banca centrale è intenzionata ad aumentare i tassi di interesse. Volendo essere più precisi, c’è da dire che il ritorno economico che fa riferimento al benchmark della nazione è ormai giunto a 7,84 punti percentuali. Si sta parlando, nello specifico, di titoli in scadenza nel 2020 e che sono denominati nella valuta locale, il nuevo sol peruviano: l’aumento è stato quantificato in due punti base (+0,02%).
I due nuovi certificati di Barclays Bank
La gamma di certificati di investimento di Barclays si amplia ulteriormente: l’istituto di credito britannico sta infatti mettendo a disposizione due strumenti di questo tipo che prendono spunto dalle performance di indici azionari molto famosi, l’europeo Eurostoxx 50 e lo statunitense S&P500. Nel dettaglio si tratta dei prodotti che sono denominati “Target Certificate su Eurostoxx 50” e S&P500” e di “Barclays Target 9,2% BancoPosta”. Come si può evincere piuttosto facilmente dal secondo nome, sono state le Poste Italiane a distribuire il certificato, visto che la sottoscrizione può avvenire in maniera diretta attraverso la piattaforma di trading che viene consentita da BancoPosta.
I record del 2011 della finanza islamica
Le quotazioni di sukuk nel corso del 2011 hanno battuto un record davvero importante, 85 miliardi di dollari per la precisione: si tratta di un valore 2,5 volte superiore a quello precedente la crisi finanziaria, più precisamente il livello che era stato raggiunto nel corso del 2007. Questo aumento così evidente indica in maniera chiara come i mercati islamici del capitale siano tornati prepotentemente in gioco. Come hanno spiegato, inoltre, diversi analisti, i mercati convenzionali del debito dello scorso anno sono stati caratterizzati da 5,4 trilioni di dollari emessi dai soli Stati Uniti, mentre il comparto dei sukuk è stato dominato in lungo e in largo dalla Malesia. Questo vuol dire che gli investimenti islamici hanno raggiunto dei buoni livelli, ma ovviamente mettere a confronto il tutto con i prodotti tradizionali è ancora prematuro.
La quotazione della Formula 1 a Singapore entra nel vivo
Lo Stock Exchange di Singapore ha approvato un piano della Formula Uno volto a fissare in tre miliardi di dollari l’offerta pubblica iniziale nella stessa città-stato asiatica: le persone che hanno fornito questa indiscrezione hanno chiesto espressamente di non essere identificate, dato che l’informazione risulta essere privata. I portavoce della borsa singaporegna non hanno ancora commentato la notizia in questione. Si tratta comunque di una iniziativa di un certo peso a livello finanziario, viste le masse di denaro che questo sport automobilistico riesce a spostare, con degli effetti positivi che già si possono immaginare.
I migliori mercati per puntare sugli Etf
La Russia sta letteralmente dominando il segmento dei migliori Exchange Traded Fund di questo 2012: i due strumenti più significativi da questo punto di vista sono senza dubbio il prodotto messo a disposizione dalla celebre emittente francese Lyxor, oltre al Db X-Trackers Msci Russia Capped. Volendo essere ancora più precisi, il fondo che viene messo a disposizione dalla società transalpina presenta il vantaggio della misurazione, dato che sono presi in esame gli andamenti di dieci titoli della nazione dell’Europa orientale, nello specifico quelli di aziende che presentano la migliore capitalizzazione e liquidità. L’altro Etf, invece, è sostanzialmente ponderato in base alla capitalizzazione di mercato e si compone di quei titoli che sono parte integrante dello Standard, indice russo di primo livello e per questo molto importante.
Risparmio gestito: ottime performance per Poste e Arca Sgr
La raccolta del risparmio gestito nei primi tre mesi di questo anno ha messo in evidenza dei dati e dei protagonisti ben precisi: l’analisi in questione, infatti, ha consentito di comprendere come una delle migliori performance sia senza dubbio quella di Poste Italiane, la quale è stata in grado di raggranellare risorse finanziarie fino a un totale di ben tredici miliardi di euro. La stima in questione risulta essere più comprensibile se si ricorda che le gestioni separate del ramo Vita sono rientrate alla base, dato che fino a poco tempo fa queste stesse attività facevano capo alla banca svizzera Crédit Suisse (non è casuale nemmeno che il gruppo elvetico abbia fatto segnare un calo di dodici miliardi in tal senso). Il secondo miglior andamento del comparto è quello di una celebre società di gestione del risparmio, Arca.
Per Toyota già quattro obbligazioni nel 2012
Toyota Motor non dovrebbe essere in grado di trarre il miglior profitto possibile dall’attuale situazione in cui vigono bassi tassi di interesse: è proprio per questo motivo che il colosso automobilistico giapponese ha incaricato la propria divisione finanziaria, la Toyota Motor Credit Corporation, di accedere al mercato americano del debito per la quarta volta nei primi cinque mesi di quest’anno, visto che i costi di indebitamento continuano a scendere in rapporto ai rendimenti messi a disposizione dal Tesoro statunitense. Nel dettaglio, l’azienda nipponica ha venduto dei bond quinquennali, con tanto di cedola fissata all’1,75% e per un importo complessivo di un miliardo di dollari.
M&G Investments suggerisce i bond dei mercati orientali
Se proprio si volesse puntare il proprio portafoglio finanziario sui titoli obbligazionari, allora si può fare affidamento sui bond dei mercati orientali: il consiglio è giunto direttamente da M&G Investments, più precisamente da Dave Fishwick, a capo della divisione Macro and Equities. In effetti, secondo questo punto di vista, gli strumenti che si riferiscono ai mercati occidentali sono al momento troppo vulnerabili, quindi i vantaggi in termini di rendimenti sono davvero minimi e le offerte poco allettanti, dato che non si viene ripagati in maniera adeguata in rapporto al rischio sovrano che contraddistingue l’area dell’euro. Lo stesso discorso vale anche per i cosiddetti Treasuries, vale a dire i titoli che sono emessi dal Tesoro americano.
Kexim conquista gli investitori grazie ai Samurai Bond
Export-Import Bank of Korea, banca coreana che è meglio nota con l’acronimo Kexim o Eximbank, ha emesso ben cento miliardi di yen (circa 1,5 miliardi di euro) di Samurai Bond: si tratta di un vero e proprio record per quel che concerne offerte di questo tipo, un livello massimo che ovviamente si riferisce a un prestatore che fa capo alla Corea del Sud. La vendita in questione include anzitutto 51,4 miliardi di yen in titoli obbligazionari che beneficiano della scadenza a due anni e di un rendimento pari a 1,11 punti percentuali. Questo vuol dire che il ritorno economico appena menzionato è superiore rispetto al tasso swap denominato in valuta nipponica di settanta punti base.
Rottura dell’Euro a breve?
Il premier Britannico rilancia l’allarme; David Cameron lancia l’ennesimo allarme sul rischio di una spaccatura interna nella zona Euro, con conseguenze impreviste sui debiti sovrani. Secondo Cameron, nessun paese sarebbe escluso dagli effetti di una scissione dell’area Euro oppure anche “solo” dall’uscita di un Paese, come potrebbe essere la Grecia.
Il discorso del premier si conclude con una posizione molto chiara; secondo Cameron, i Paesi Membri dell’Euro si trovano di fronte ad una scelta che condizionerà pesantemente la Moneta Unica. Da un lato, se le cose procedono come ora la scissione sarà inevitabile ed andrà gestita con uscite strategiche e possibili ribaltamenti importanti negli equilibri mondiali, visto che il diretto concorrente del Dollaro USA verrebbe a meno nella sua posizione di forza.