Hellenic Telecommunications Organization, una delle principali compagnie telefoniche della Grecia, sta vendendo circa 500 milioni di euro in titoli obbligazionari: non si tratta di una emissione qualsiasi, ma della prima offerta di questo tipo dal 2008, la seconda da parte di una società ellenica non finanziaria in più di un anno. Lo scopo della negoziazione è ben preciso, in effetti il colosso di Maroussi, conosciuto anche con l’acronimo Ote, è intenzionato a cedere il proprio debito in un momento non semplice per la nazione europea. L’unica altra società greca e attiva in un campo non finanziario che si è mossa allo stesso modo è stata Coca Cola Hellenic Bottling. C’è anche da dire, comunque, che le vendite di prodotti corporate greci vivono una fase di sostanziale stallo, visto che il governo di Atene si è visto costretto ad accettare il pacchetto di salvataggio approntato dall’Unione Europea per assestare il deficit di bilancio: l’economia nazionale è prevista in contrazione anche per i restanti mesi del 2011.
Investimenti News
Malesia e Filippine: le previsioni sui principali bond asiatici
Ci sono molti eventi e rapporti economici che potrebbero influenzare a breve l’andamento dei bond e delle valute asiatiche. I rendimenti obbligazionari del continente, infatti, stanno subendo dei mutamenti piuttosto chiari, ma occorre comunque esaminare caso per caso. A quali nazioni bisogna fare riferimento? Anzitutto, c’è il Giappone: il sisma non può certo essere considerato un brutto ricordo, ma il ritorno economico del principale titolo governativo, vale a dire quello in scadenza a marzo del 2021, è sceso dall’1,3 all’1,28%, secondo quanto rilevato da Japan Bond Trading Corporation, il maggiore broker del paese per quel che concerne questo strumento finanziario. Intanto, lo yen è stato scambiato a quota 84,20 per ottenere un dollaro. Anche la Malesia merita un importante approfondimento; Bank Negara è già pronta a vendere tre miliardi di ringgit (992 milioni di dollari) dei prodotti a 210 giorni, mentre quelli in scadenza dopo tre mesi, classico esempio di finanza islamica, sono stati ceduti per due miliardi di rinngit.
Eni in Norvegia scopre giacimento idrocarburi
In Norvegia, ed in particolare nel Mare di Barents, il colosso energetico italiano Eni ha reso noto venerdì scorso, 1 aprile 2011, d’aver effettuato una importante scoperta di idrocarburi; trattasi, nello specifico, della perforazione di un pozzo che si trova all’incirca a 150 chilometri a nord ovest del giacimento petrolifero di Goliat; la scoperta, che è stata denominata “Skrugard“, è avvenuta ad una profondità d’acqua pari a 373 metri, dove è stata rilevata una significativa colonna di idrocarburi. Con una nota ufficiale la società del cane a sei zampe ha fatto sapere che le operazioni di perforazione sono ancora in corso di completamento, e che a regime il pozzo esplorativo avrà una profondità pari a 2.250 metri.
Grecia: Papaconstantinou ipotizza una vendita di bond
L’ultimo annuncio del ministro greco delle Finanze, George Papconstantinou, è stato abbastanza eloquente: la nazione ellenica sarebbe infatti pronta a tornare nuovamente sui mercati obbligazionari già nel corso di quest’anno, ma soltanto se le condizioni generali dovessero migliorare in maniera sensibile. I bond greci con scadenza a dieci anni vantano attualmente dei rendimenti pari al 12,8%, piuttosto elevati e quindi collegabili a un forte rischio di default; questa percentuale è addirittura tre volte superiore al ritorno economico garantito dai bund tedeschi e ormai è passato un anno da quando Atene ha deciso di accettare il piano di salvataggio dell’Unione Europea. Quali titoli obbligazionari di stampo governativo dobbiamo dunque aspettarci in questo 2011?
Deutsche Bank propone un Express Certificate dal 5,2% annuo
Deutsche Bank ha confermato, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, la sua predilezione per i certificati come prodotto di investimento: l’ultima collocazione in ordine temporale da parte del gruppo di Francoforte ha riguardato, nello specifico, un Express Certificate che promette già un rendimento pari al 5,2% ogni anno. Questa sottoscrizione è appena cominciata, eppure non è rimasto molto tempo per i soggetti interessati, dato che il 4 aprile è l’ultima data utile per poter investire in questa maniera. Come è strutturato esattamente tale strumento? Anzitutto, bisogna precisare che l’indice azionario a cui si farà riferimento è l’Eurostoxx 50, dunque si farà molto affidamento sul Vecchio Continente; la scadenza è prevista tra cinque anni, anche se gli investitori potranno beneficiare di un’opportunità ulteriore, la cosiddetta “opzione autocallable”, la quale permette di ottenere un rimborso già dopo un anno appena.
Lira turca: quarto rialzo consecutivo grazie ai titoli azionari
La lira turca, valuta ufficiale della repubblica euro-asiatica, è riuscita a realizzare un rally di tutto rispetto: la divisa in questione ha infatti ottenuto il suo quarto rialzo consecutivo, grazie soprattutto ai guadagni dei titoli azionari e al rinnovato appetito degli investitori. Volendo essere più precisi, l’apprezzamento in questione è stato pari a 0,5 punti percentuali, un ricavo che ha consentito alla moneta di attestarsi a quota 1,537 per ogni singolo dollaro. L’Ise National 100 Index (uno dei principali riferimenti dell’Istanbul Stock Exchange) ha fatto invece registrare un interessante +2%, uno dei livelli più alti degli ultimi due mesi. In particolare, sono stati i dati economici provenienti dalle due nazioni leader, Stati Uniti e Cina, a convincere gli investitori, agevolando una consistente crescita nella sottoscrizione di fondi di investimento esteri.
Amundi si fa in quattro con la sua nuova proposta di Etf
La presenza di Amundi nel mercato del nostro paese dura ormai da un anno: la ricorrenza è stata festeggiata dalla sgr francese con il lancio di quattro nuovi Exchange Traded Fund, una offerta che arricchisce la gamma di prodotti disponibili presso Piazza Affari e che consente alla stessa società parigina di rafforzare la propria leadership europea, soprattutto per quel che concerne questi strumenti finanziari. Il 2010, comunque, era già stato foriero di successi con emissioni di primo livello e sempre più ricche. In effetti, gli investitori si sono interessati ad Amundi per la varietà del suo patrimonio e per la solidità del gruppo. Quali caratteristiche hanno i nuovi Etf?
Eni: il cda delibera l’emissione di uno o più bond
Una delle novità di rilievo per quel che concerne il comparto obbligazionario di Borsa Italiana è giunto direttamente dall’Eni: l’Ente Nazionale Idrocarburi ha infatti deliberato, mediante il proprio consiglio di amministrazione, di voler emettere uno o più prestiti di bond. Questi specifici prodotti verrebbero quindi collocati sulla piazza di riferimento per venire incontro soprattutto a una clientela istituzionale, mentre bisogna precisare che l’ammontare complessivo dell’operazione è pari a tre miliardi di euro, quantificabili anche in un’altra valuta di stampo internazionale. Gli strumenti, inoltre, potranno essere collocati entro e non oltre il 31 marzo del 2012, quindi c’è ancora un anno di tempo. Che obiettivi intende perseguire l’azienda fondata da Enrico Mattei?
Banca Imi, il nuovo certificato punta sulla Cina
Come recita espressamente un vecchio film di Marchio Bellocchio, la Cina è vicina: questa citazione diventa più attuale che mai soprattutto per quegli investitori che sono interessati a puntare sull’ex Impero Celeste con la garanzia di una buona protezione. Banca Imi, una delle componenti più importanti del gruppo Intesa Sanpaolo, ha deciso di venire incontro proprio a queste specifiche esigenze, lanciando sul mercato italiano un nuovo certificato di investimento, il Protection Barrier. Questo prodotto finanziario andrà ad osservare da vicino le performance dell’indice Hang Seng China Enterprise, il quale, come si intuisce anche dalla denominazione, include le principali realtà imprenditoriali che operano nella nazione asiatica. Quali sono le caratteristiche peculiari dello strumento in questione?
Class Editori sale al 75,6% in Telesia
In linea con quanto già reso noto al mercato il 18 febbraio scorso, in data odierna, giovedì 31 marzo 2011, Class Editori ha comunicatod’aver perfezionato il contratto di acquisto relativo ad una quota pari al 25,6% di Telesia Spa, una società leader nella televisione outdoor con un fatturato, a 11 milioni di euro nel 2010, in crescita del 10% rispetto all’anno precedente. In virtù della quota già posseduta, Class Editori sale così al 75,6% in Telesia per effetto dell’acquisizione della percentuale di quote sopra indicata, da parte di alcuni soci di minoranza, a fronte di un valore di cessione pari a 2,43 milioni di euro. In accordo con un comunicato ufficiale emesso da Class Editori, a fronte della cessione della partecipazione detenuta in Telesia da parte dei soci di minoranza, due soci, tra i quali l’Ad della società Gianalberto Zapponini, restano nell’azionariato con il mantenimento delle loro rispettive quote.
Il Brasile impone una tassa del 6% sui bond internazionali
Il presidente brasiliano Dilma Rousseff ha deciso di inasprire l’imposizione fiscale relativa alle vendite di obbligazioni estere effettuate nel proprio paese: la nazione sudamericana è infatti solita applicare un’aliquota del 6% sulle cessioni di bond e prestiti internazionali, in particolare quelli che presentano una scadenza media superiore ai 360 giorni. Le compagnie coinvolte da tale disciplina hanno già provveduto a pagare il 5,38% in tal senso, ma i tributi non avevano finora ragione di esistere quando si trattava di operazioni che eccedevano i tre mesi. Secondo gran parte degli analisti e degli economisti del paese, la misura è volta a contenere il più possibile i prestiti stranieri, anche perché vi sono ingenti flussi di cassa dalle compagnie e dalle banche, i quali spiegano in parte il motivo per cui la banca centrale sta cercando di evitare a tutti i costi l’apprezzamento del real, la moneta locale.
Asia orientale: in calo la crescita dei bond in valuta locale
La crescita relativa al mercato obbligazionario dell’Asia orientale ha subito un brusco rallentamento nel corso del quarto trimestre del 2010: si tratta, nello specifico, dei prodotti che sono denominati nelle valute locali, ma soprattutto di un trend che è stato causato dalle misure amministrative volte a frenare l’inflazione, secondo quanto rilevato dall’Asian Development Bank. Il valore del debito nei principali mercati emergenti della regione è aumentato di 13,6 punti percentuali, attestandosi addirittura a quota 5,2 trilioni di dollari, una stima che deve indurre a una profonda riflessione. I mercati in questione sono quelli della Cina, dell’Indonesia, della Corea del Sud, ma anche Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.
Minibond Lehman: rimborsi al 96,5% dopo le proteste cinesi
A Hong Kong vi sono moltissimi detentori di titoli strutturati collegabili a Lehman Brothers: ebbene, proprio tali investitori finanziari potranno ottenere più del 96,5% del loro denaro, a titolo di rimborso, dopo le forti discussioni intraprese con le banche, le quali hanno costretto questi soggetti a cambiare ripetutamente le modalità di vendita dei loro prodotti. Gli strumenti in questione sono i cosiddetti “minibond” e verranno rimborsati per un ammontare compreso tra il 70% e il 93%. Gli stessi istituti di credito, inoltre, hanno messo a disposizione un pagamento aggiuntivo da rendere eleggibile per la percentuale maggiore citata in precedenza. L’offerta in questione va così a coprire le esigenze di circa 31mila acquirenti, i cui investimenti erano stati coinvolti nella tempesta finanziaria relativa al crack di Lehamn Brothers nel 2008.
Messico: Peso Bond in calo dopo i dati sull’inflazione
Le obbligazioni denominate in pesos messicani sono state protagoniste ieri di un calo piuttosto consistente, la conseguenza più evidente delle ultime aspettative della banca centrale del paese centroamericano, la quale ha parlato espressamente di tassi di interesse più alti: volendo essere più precisi, i rendimenti relativi ai bond in scadenza nel 2024 (il ritorno economico iniziale era pari al 10%) sono cresciuti nel corso di questo mese, dato che i prezzi sono in costante diminuzione da diverso tempo, una situazione che non si registrava da ben cinque anni. I titoli hanno dunque perso 5,4 punti percentuali nel 2011, una perdita fin troppo chiara se raffrontata con quella dei bond brasiliani che presentano la stessa struttura e le medesime caratteristiche (-1,1%).