Previsioni rendimenti Btp seconda parte 2013

di ND82 Commenta

Tutto ruota attorno al sentiment degli investitori. Per i Btp, più che l’effetto-Italia, conta la stabilità dei mercati e la fiducia degli investitori sulla tenuta dell’euro. D’altronde l’Italia continua a evidenziare gravi problemi strutturali nella propria economia, con assenza di crescita, disoccupazione record e debito pubblico sopra 2mila miliardi. Tuttavia gli investitori hanno fatto incetta di Btp negli ultimi 10 mesi, facendo crollare lo spread con i titoli tedeschi. La scorsa estate il differenziale tornò sopra 530 punti e solo il provvidenziale intervento di Draghi evitò il peggio.

Questo dimostra che l’altalena dello spread dipende soprattutto dalla fiducia che gli investitori ripongono sull’integrità dell’euro, visto che per paesi come l’Italia le prospettive di crescita e riduzione del debito pubblico restano ancora soltanto mete agognate. Nella prima parte del 2013 i rendimenti dei Btp sono scesi molto e addirittura lo yield dei titoli di brevissimo periodo è stato fissato ai minimi di sempre. Qualcuno ha parlato perfino di bolla, ma per i tassi italiani a lungo termine (decennale e trentennale) si viaggia comunque ancora sopra la soglia del 4%.

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La Germania sulle scadenze decennali paga meno dell’1,5% di interessi, l’Italia poco più del 4%. Secondo gli esperti del mercato obbligazionario, se non dovessero esserci clamorosi ribaltoni della Corte costituzionale tedesca sulla legittimità dello scudo anti-spread, che la Bce ha lanciato nel settembre 2012 per fermare la speculazione sui debiti pubblici dei paesi periferici europei, lo spread Btp-Bund dovrebbe ulteriormente assottigliarsi e scendere fin sotto 200 punti base. La banca d’affari newyorkese Goldman Sachs ritiene che lo spread possa scendere fino a 180 punti nei prossimi 12 mesi.

AZIMUT PUNTA SUI BTP A LUNGO TERMINE

Considerando il rendimento del Bund decennale, per ogni punto percentuale di diminuzione dello spread avviene un rialzo del 7% del valore dei Btp decennali (ipotizzando invariato il tasso sui titoli italiani). Secondo Daniele Guidi, responsabile delle gestioni a reddito fisso di Bnp Paribas IP, “la parte della curva dei rendimenti che ha risentito meno della diminuzione degli spread è tuttavia quella a 5 anni”. Su questa scadenza lo spread resta poco sopra i 250 punti, ma secondo Guidi “è qui che potrebbero registrarsi i maggiori miglioramenti futuri”. Per i prossimi mesi l’ideale sarebbe acquistare Btp con scadenze a 5 e 10 anni (da preferire la prima), soprattutto quando lo spread si avvia verso area 280 – 300, per un target entro fine anno compreso tra 200 e 180 punti per il decennale.

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