La Manovra Monti e l’aliquota sui Buoni Fruttiferi Postali

di Francesco Commenta

Che sia un Governo Tecnico o meno, sembra che non si possa mai stare tranquilli; se la Manovra di Agosto ci ha rovinato le vacanze con un ritorno alla vita di tutti i giorni piena di sorprese (negative ovviamente), a rovinarci il Natale e farci andare di traverso il panettone che aspettiamo da un anno ci pensa la Manovra salva-Italia, che se da un lato ha la pretesa, appunto, di salvare l’Italia dalla recessione, dall’altra gli Italiani non li salva affatto.

Anzi, nel mirino ci sono proprio loro; quelli che lavorano sodo per guadagnare discretamente, quelli che tentano di mettere da parte i risparmi per un futuro o per gli investimenti. Proprio di questi vogliamo parlare oggi, visto che per quanto riguarda pensioni, IMU e tutto il resto sappiamo già tutto (e non ci piace).

Si è detto che sarebbe aumentato il bollo sui conti correnti e sui libretti a 34.20 euro con esenzione per chi ha meno di 5000 euro di giacenza media annua, ma “la stangata” vera è per le imprese che si troveranno a pagare 100 euro per un CC come i soggetti giuridici.

Il punto più interessante riguarda invece la tassazione prevista per i buoni fruttiferi postali, tanto cari agli italiani; sopra i 5000 euro di BFP avremo un’aliquota a 0.1% per tutto il 2012 che crescerà nel 2013 e prevede un minimo di 34.20 euro ed un massimo a 1200 euro.

Questo sembra abbia effetto per la somma dei titoli contenuti nel portafoglio e come ben sappiamo va’ a colpire i risparmi “storici” degli italiani che per anni si sono affidati con piccole e grandi somme ai prodotti postali per eccellenza; un pugno nello stomaco anche grazie al minimo fissato che colpisce i capitali più esigui che invece (secondo il nostro parere) sono quelli che andrebbero tutelati di più proprio perchè appartengono alla classe più colpita dalla crisi economica.

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