Investire in corporate bond di mercati emergenti nel 2013

di ND82 Commenta

Fino a qualche anno fa l’investimento in corporate bond di paesi emergenti veniva deciso quasi esclusivamente in base ai rendimenti offerti, attraverso una diversificazione sommaria che non teneva conto della situazione nei singoli paesi. Insomma, si cercava di investire in un gruppo di paesi appartenenti a una specifica area geografica, dove era possibile spuntare i migliori rendimenti. Questo criterio di valutazione non è di per sé valido, né tanto meno lo è oggi in un’epoca caratterizzata da un sensibile aumento del rischio-paese.

Lo spettro dei default nazionali nel vasto mondo dei “mercati emergenti” sembrava essersi allontanato definitivamente dopo la crisi del ’97-’98 e dei primissimi anni Duemila. Ora che è riemerso per i paesi sviluppati, è chiaro che l’attenzione non è mai troppa soprattutto se si parla di paesi con basso rating e passato di debitori seriali. Secondo Colm McDonagh, head of emerging market fixed income di Insight Investment Management, “per capire se andare long o short sulle obbligazioni corporate e sulle valute bisogna guardare alle politiche locali”.

Secondo il money manager della casa di investimenti che fa capo al gruppo Bny Mellon, il tempo delle scommesse basate solo sulle prospettive immediate di rendimento è finito. McDonagh ritiene che prima di investire in paesi emergenti bisogna calarsi nella realtà economica del paese e capirne le dinamiche. Investire in Brasile è diverso rispetto a una scommessa sulla Russia o sul Messico. Il guru di Bny Mellon è convinto che una variabile-chiave per valutare questa tipologia di investimenti è la politica monetaria di quantitative easing della Fed.

L’enorme liquidità riversata in questi anni sui mercati ha prodotto enormi distorsioni sui mercati obbligazionari. Ci sono paesi emergenti, come la Mongolia, che emettono bond poco sopra il 5%, oppure paesi come l’Honduras che pagano un tasso del 7,5%. Il premio al rischio non sembra vantaggioso per l’investitore. Ad ogni modo, McDonagh consiglia di puntare sui corporate bond dei paesi emergenti piuttosto che sulle borse in quanto le cedole sono più alte dei dividendi azionari e c’è la garanzia che le aziene dovranno saldare il debito, anche se le cose non dovessero iniziare a girare per il verso giusto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>