Rischi su investimenti in Eurozona

di robertor Commenta

La Banca Centrale Europea prevede una graduale ripresa economica nel corso del secondo semestre dell’anno in corso, ma i rischi per gli investimenti nell’area euro sarebbero ancora crescenti. Complici l’instabilità dei mercati, alcuni deterioramenti particolarmente significativi sul fronte macro, e numerosi dati sfavorevoli, gli impieghi all’interno dei confini dell’eurozona (e, in particolar modo, nei Paesi periferici), dovrebbero esser scelti con incrementante oculatezza.

A conferma delle difficoltà ulteriori attraversate dall’area è arrivato il nuovo report Global Financial Stability Report (Gfsr), l’analisi pubblicata due volte all’anno a cura del Fondo Monetario Internazionale. Nei primi capitoli del corposo documento si legge come le banche centrali globali hanno varato azioni senza precedenti dopo la crisi finanziaria e, anche se utilizzando strumenti diversi, si sono preoccupate “di sostenere l’economia, evitando deflazione e depressione, e di risolvere i rischi sulla stabilita’ finanziaria nel breve termine”.

Tuttavia, nonostante tali sforzi che il Fondo Monetario Internazionale si è detto pronto a riconoscere, i rischi sanciti dal più importante documento analitico dell’istituto sarebbero ben più che latenti. Le politiche monetarie – invita il Fondo – devono restare molto accomodanti (e, in tal senso, la Banca Centrale Europea si è detta fortemente propensa a seguire questo consiglio nel contesto attuale, sforzandosi di mantenere l’inflazione prossima – ma inferiore – al 2%), fruendo di strumenti convenzionali fin quando la crisi non sarà definitivamente superata.

Inoltre, sottolinea il Fondo, “è necessaria una supervisione attenta per verificare l’esistenza di possibili nuove minacce finanziarie”. Per quanto attiene in particolar modo le principali quattro aree (Eurozona, Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti), il Fmi nota che le azioni delle banche centrali “hanno ridotto le vulnerabilita’ del settore bancario nazionale e contribuito alla stabilita’ finanziaria”, mentre – in aggiunta conclusiva dei primi capitoli del documento – tassi di interesse bassi e acquisti di asset “hanno migliorato la solidita’ delle banche”.

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