Pessimismo per gli investimenti italiani

di robertor Commenta

 Secondo quanto emerge dall’ultimo report condotto da Schroders Global Investment Trends Report, più di un terzo degli italiani diminuirà i suoi investimenti, e solamente il 28 per cento dei cittadini italiani è più ottimista di un anno fa sul futuro andamento di Borse e mercati finanziari. Una percentuale che spedisce gli italiani in fondo alla classifica di ottimismo finanziario, dietro solamente ai più neri auspici degli investitori e dei risparmiatori portoghesi.

Più nel dettaglio, il report condotto dalla Schroders segnala come solamente il 28 per cento degli intervistati si sia detto fiducioso circa l’opportunità di investimento per il 2013. Il 38 per cento afferma invece di assumere un atteggiamento negativo. Opposte sono le percentuali in altre macro aree europee, con la graduatoria europea degli ottimisti sulle prospettive dei mercati che risulta essere guidata da svedesi (50%), svizzeri e tedeschi (44%).

Sempre secondo quanto affermato dalla ricerca, nel corso dei prossimi 12 mesi il 37% degli intervistati italiani pensa di diminuire (in media del 6%) il risparmio investito, il 27% prevede di aumentarlo, e il 36% non cambierà l’ammontare. La media degli altri Paesi europei è invece molto diversa, con il 35% che aumenterà l’ammontare del risparmio investito, e il 21% che invece afferma di volerlo diminuire (per quanto concerne eventuali approfondimenti sul mondo degli impieghi e del risparmio, vedi il nostro recente articolo sugli investimenti sicuri in banca).

“La crisi del debito nell’Eurozona è ovunque in Europa la principale preoccupazione per il 2013 e, in particolare, per il 45% per gli italiani, e per il 55% in media nel resto d’Europa” – afferma la ricerca, per poi precisare che diminuisce invece – dal 63 al 44% – la preoccupazione degli italiani su un possibile aumento della pressione fiscale.

Il timore di un fisco più pressante si fa sentire anche in altre aree del vecchio Continente, con percentuali superiori al 50 per cento in Francia e Portogallo, ma inferiori al 20 per cento in Regno Unito, Svizzera e Svezia.

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