Goldman Sachs va a caccia di bond emergenti

di Redazione Commenta

Nonostante lo straordinario rally messo a punto negli ultimi anni, le obbligazioni “esotiche” emesse dai paesi emergenti continuano ad essere molto appetibili agli occhi dei money manager internazionali, tanto da inserirle con puntualità e con peso crescente nei propri portafogli dedicati al reddito fisso. L’appeal dei bond dei paesi emergenti di Asia, Est Europa e America Latina è in costante crescita, visto che il rendimento delle obbligazioni dei paesi più sviluppati dell’occidente ha ormai raggiunto livelli minimi e spesso sotto il valore dell’inflazione corrente.

I bond esotici consentono di spuntare, invece, cedole più ricche, spesso del 2-3% più alte rispetto alle analoghe emissioni dei paesi occidentali (Usa, Germania, Regno Unito e così via). Secondo Yacov Arnopolin, specialista del reddito fisso dei paesi emergenti e gestore del fondo Growth & Emerging Markets Debt Portfolio di Goldman Sachs Asset Management, “investire nei bond dei paesi emergenti significa fare scelte molto differenziate non solo in termini di area geografica e di livello di rischio, ma anche di tipologia di emissioni”.

FIDELITY PUNTA SULLE AZIONI CON ALTI DIVIDENDI

L’esperto indica tre strade per non perdersi tra le varie emissioni dei paesi emergenti. Da un lato troviamo i bond governativi denominati nella valuta locale, poi ci sono i corporate bond in valuta locale e infine una vasta gamma di offerte di bond (sia pubblici che societari) emessi in valuta forte (solitamente dollaro, euro o sterlina). Al gestore di Goldman Sachs AM piacciono molto i bond governativi in valuta locale, che consentono si spuntare anche rendimenti medi superiori al 5% e di sfruttare l’effetto-cambio con possibilità di ottenere interessanti guadagni in conto capitale grazie alla rivalutazione.

DOVE TROVARE BOND CON RENDIMENTI SUPERIORI AL 3%

Il gestore sottolinea che la rivalutazione delle valute emergenti non segue un percorso lineare, ma è soggetto anche a brusche cadute che si alternano a repentine riprese delle quotazioni. Ad ogni modo, secondo Yacov, “è ragionevole, in media, ipotizzare un ritorno aggiuntivo, rispetto alla cedola, compreso fra l’1 e il 3% annuo sul lunghissimo periodo”. Tra i punti di forza dei paesi emergenti ad alta crescita c’è senza dubbio il basso livello di indebitamento, un fattore molto apprezzato dagli investitori internazionali visto che spesso il rapporto debito/pil di molti di questi paesi emergenti è appena superiore al 10% (l’Italia, ad esempio, ha un rapporto debito/pil superiore al 120%).

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