Investire in banche italiane secondo Jp Morgan

di robertor Commenta

jpmorganGli esperti di Jp Morgan sono abbastanza cauti nel valutare positivamente il sistema bancario italiano, affermando tuttavia che Unicredit e altri istituti sono sostanzialmente in grado di raccogliere ottime sensazioni. Il broker ha in particolar modo previsto migliori spread sui depositi, ma altresì margini in flessione sui prestiti. Volumi in calo e potenziale ulteriore deterioramento della qualità degli asset sono le altre principali facce di un comparto creditizio tutt’altro che privo di rischi.

Secondo quanto hanno affermato gli esperti della banca d’affari, le cui dichiarazioni sarebbero state riprese anche da MF, il margine di interesse potrebbe aver raggiunto il minimo dopo due trimestri difficili, sebbene le migliori condizioni del funding non siano sufficienti per un re-rating delle banche (vedi anhce le migliori azioni da comprare secondo Jp Morgan).

Per quanto attiene gli istituti di credito quotati in Piazza Affari, la preferita di Jp Morgan è Unicredit, per la quale la raccomandazione è neutral. Secondo la banca d’affari, l’istituto potrebbe portare in aumento la redditività grazie a un minor costo della raccolta (per Jp Morgan, un miglioramento di 50 punti base farebbe aumentare i profitti del prossimo anno del 37 per cento). Ancora, gli analisti della banca avrebbero espresso la propria soddisfazione sulla ricercata diversificazione del rischio Italia, mediante una migliore esposizione ai mercati comunitari e a quello polacco (che pesa per oltre un terzo dei profitti operativi lordi 2012).

Per quanto infine concerne l’intero comparto bancario, Jp Morgan ha espresso l’apprezzamento per il pagamento anticipato dei 40 miliardi di euro di arretrati fiscali da parte del governo alle imprese. Di questa somma, 15,8 miliardi di euro sono già stati trasferiti, mentre altri potrebbero essere liquidati entro la fine di quest’anno. Altro punto di apprezzamento è stato relativo al sistema di garanzia dello Stato per i prestiti alle pmi, che potrebbe riguardare altri 50 miliardi di euro di nuovi prestiti.

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