Facebook vittima della speculazione?

Quella che doveva essere l’IPO dell’anno si sta lentamente trasformando nel più controverso collocamento della storia di Wall Street. Tanta pubblicità è stata fatta fino alla vigilia dell’avvio degli scambi e quasi sempre si sono raccolte opinioni positive sull’eventuale prospettiva rialzista del social network più famoso ed importante del mondo.

Poi arriva il giorno; quel 18 maggio in cui il Nasdaq ha aperto sulla campanella suonata da Mark in persona con mezz’ora di ritardo, per problemi tecnici. All’inizio, come era stato previsto, l’euforia ha il sopravvento ed in pochi scambi il guadagno diventa enorme. Oltre il 13% sul già eccessivo prezzo di collocamento nelle prime ore, poi cambia il vento. Le vendite rischiano di far crollare il prezzo delle azioni sotto il valore di collocamento, ed anche se a fine giornata questo non si verifica il destino è solamente rimandato.

TITOLO FACEBOOK CROLLA AL NASDAQ

Il crollo verticale del primo vero giorno di contrattazioni toglie ogni dubbio; l’IPO dell’anno è diventato un flop e la giornata di oggi a Wall Street conferma la tendenza negativa registrando nella prima metà della seduta un crollo superiore al 10%. Le aspettative ribassiste vengono confermati dalla stessa istituzione che ha gestito il collocamento; Morgan Stanley ha infatti tagliato le stime di crescita, ritenendo che la diffusione di Facebook su dispositivi “mobile” non sia un bene per la raccolta pubblicitaria.

In realtà la questione potrebbe essere molto più semplice; spesso le banche d’affari (sopratutto se coinvolte direttamente) tagliano le stime dopo un’IPO, ma continuano silenziosamente a comprare. In questo caso specifico la “scusa” della raccolta pubblicitaria sul mercato “mobile” non ha convinto i più che seguono da vicino gli sviluppi dell’hi-tech; intere applicazioni per piattaforme come smartphone e tablet vivono unicamente sulla raccolta pubblicitaria del settore, che è tutt’altro che scarsa.

FLOP FACEBOOK -8,4% A WALL STREET

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