Bond messicani, bassi rendimenti per la politica della Banca Centrale

Il debito del governo messicano ha esteso il proprio rally sul mercato secondario nel corso di questa settimana: si tratta della principale conseguenza del brusco calo subito dai titoli azionari americani, ma soprattutto dell’ultimo annuncio in merito alla politica mensile di Banco de Mexico (l’istituto di credito centrale del paese), intenzionato ad attuare bassi tassi di interesse nel medio-lungo termine. I rendimenti dei bond della nazione centroamericana, i quali hanno mostrato delle performance inverse all’andamento dei prezzi, sono giunti al loro livello minimo: in particolare, c’è da sottolineare come l’obbligazione a dieci anni ha perso ben quattordici punti base (l’attuale yield è pari al 5,96%), mentre il prodotto a venti anni ha ceduto circa dieci punti base (il rendimento si aggira attorno al 6,7%).

Leaviss (M&G Investments) prospetta gli scenari inflazionistici

Il comparto Retail Fixed Income di M&G Investments, la compagni britannica attiva prevalentemente nell’ambito dei servizi finanziari, viene attualmente guidato da Jim Leaviss: si tratta dunque di una figura importante in tal senso, quindi, di conseguenza, anche le sue affermazioni e previsioni possono essere lette con grande attenzione da parte degli investitori. Gli ultimi commenti dello stesso Leaviss hanno riguardato le stime sull’inflazione del mercato statunitense. In particolare, il riferimento va alle recenti affermazioni di Ben Bernanke, numero uno della Fed, riguardo a un tasso di inflazione pari o superiore al 4%, anche se la notizia in sé non ha scosso più di tanto il settore obbligazionario; una percentuale simile fornirebbe una sicurezza importante al settore privato, consentendo anche di comprendere qual è la via uscita più giusta dalla deflazione. L’attuale tasso della banca centrale americana, però, è pari al 2%, anche perché l’obiettivo primario dal punto di vista macroeconomico è quello di favorire l’occupazione.

Juventus: investimenti, Milos Krasic per 15 milioni di euro

A pochissimi giorni dall’inizio del Campionato di Calcio di Serie A, stagione 2010 – 2011, la società quotata in Borsa a Piazza Affari Juventus Football Club S.p.A. ha piazzato il tanto atteso investimento di lusso, il “colpo di mercato” che dovrà contribuire a ridurre quel gap con l’Inter nella corsa allo Scudetto, ma anche a fare in modo che la squadra bianconera possa tornare già dall’anno prossimo in Champions League. Nella giornata di ieri, infatti, la società, in linea con le indiscrezioni della vigilia riportate dai quotidiani sportivi, ha ufficialmente acquistato dal PFC CSKA Mosca il forte giocatore Milos Krasic. L’acquisto, nello specifico, è a titolo definitivo a fronte di un corrispettivo pari a 15 milioni di euro, mentre con il giocatore la Juventus ha sottoscritto un contratto di prestazione sportiva avente una durata pari a quattro anni. In linea con quanto oramai avviene nelle operazioni di calciomercato, la Juventus Football Club S.p.A. pagherà i 15 milioni di euro al PFC CSKA Mosca non in un’unica soluzione, bensì in tre rate, di cui la prima, pari a cinque milioni di euro, da saldare entro la data del 25 agosto 2010.

Perù: la crescita fa volare i bond per l’ottava settimana consecutiva

I bond peruviani sono riusciti nell’intento di realizzare la loro ottava settimana consecutiva di ricavi: si tratta di un risultato davvero sensazionale, la striscia positiva più lunga dal 2007, ma che può essere spiegata in maniera abbastanza agevole. In effetti, l’espansione economica della nazione sudamericana è stata superiore alle previsioni di analisti ed economisti, provocando quindi un buon incremento della domanda di assets. Entrando nel dettaglio finanziario, il rendimento del benchmark del Perù si è attestato su un interessante 8,6%, mentre, in base a quanto rilevato da Citigroup, quello con scadenza nel mese di agosto del 2017 ha perso circa sei punti base, sempre nel corso di questi ultimi sette giorni. Il prodotto interno lordo peruviano è in una buona fase di crescita, agevolato soprattutto dalla produzione manifatturiera e dalla gestione dei rischi da parte della banca centrale.

Le obbligazioni giapponesi concludono una settimana da sogno

Il comparto obbligazionario del Giappone sta dunque vivendo un momento più che positivo: i bond nipponici, infatti, sono riusciti a portare a conclusione la seconda settimana consecutiva di rialzi, un risultato che è stato possibile ottenere grazie soprattutto alla crescita economica generalizzata a livello globale e alla nuova situazione che sta circondando il debito governativo della nazione asiatica. In particolare, c’è da dire che i bond future a dieci anni hanno raggiunto il loro livello più alto addirittura dal 2003, ma tutto questo è avvenuto prima che un report evidenziasse la necessità della banca centrale di introdurre nuove misure di sostegno economico. Il rendimento del benchmark decennale ha perso circa 5,5 punti base nel corso di questa settimana e una conferma in tal senso è giunta anche da Japan Bond Trading Corporation, il maggior broker giapponese.

McDonald’s propone una nuova obbligazione in valuta cinese

Obbligazioni corporate e Cina, il matrimonio è possibile e promette davvero molto bene: McDonald’s, la nota catena di fast food, ha infatti deciso di lanciare nell’ex Impero Celeste, primo caso di compagnia di tipo non finanziario, dei bond denominati appunto in yuan, per la precisione a Hong Kong. L’ammontare complessivo è pari a 200 milioni di yuan e si tratterà di un’emissione al 3% con scadenza fissata tra tre anni. Hong Kong è stata scelta come banco di prova in questo senso, anche perché non si deve dimenticare che il comparto obbligazionario della Cina è accessibile alle imprese straniere soltanto da pochi mesi. McDonald’s punta molto su questa strategia di investimento, anche e soprattutto alla luce dei mille ristoranti aperti in territorio asiatico negli ultimi tempi. È da febbraio, quindi, che le regole finanziarie cinesi non sono più le stesse e non deve pertanto sorprende una obbligazione in yuan da parte di una società che non ha la propria sede nella nazione asiatica.

Druckenmiller, chiude i battenti l’hedge fund speculativo

Il nome di Stanley Druckenmiller, presidente e uomo di punta di Duquesne Capital, assume una certa rilevanza se si pensa che stiamo parlando di un miliardario americano che ha tratto tutti i propri insegnamenti finanziari da George Soros; di fatto, però, l’ultima esperienza in merito al mondo degli investimenti non è stata affatto positiva, visto che lo stesso Druckenmiller si è visto costretto a chiudere la propria società a causa delle prestazioni non proprio esaltanti dei prodotti finanziari ad essa collegati. Una cocente delusione, certo, per uno dei maggiori protagonisti della gestione dei fondi di tipo speculativo: il miliardario americano è stato infatti in grado di ottenere più di un successo in questo senso, grazie soprattutto al miliardo di dollari ottenuto in favore dello stesso Soros, un’operazione strategica che ha addirittura provocato una evidente svalutazione della sterlina.

Certificati di deposito e polizze tradizionali Unicredit

certificati-deposito-polizze-tradizionali-unicredit

Per chi punta ad investire con un orizzonte temporale non solo predefinito, ma anche possibilmente a breve termine, il colosso bancario europeo Unicredit propone alla propria clientela, tra l’ampia gamma di strumenti finanziari a basso rischio, anche i certificati di deposito. Trattasi, nello specifico, di titoli emessi dalla Banca a fronte di un interesse a tasso fisso oppure a tasso variabile; la formula di sottoscrizione in agenzia del certificato di deposito di Unicredit può essere nominativa oppure al portatore a fronte del diritto alla scadenza di vedersi rimborsato il capitale più gli interessi secondo la formula di investimento zero coupon. Unicredit propone alla propria clientela anche strumenti finanziari a basso rischio di natura assicurativa; trattasi, in particolare, di polizze che sono con la formula del premio unico, hanno una durata vitalizia, prevedono il riconoscimento annuo di una cedola, oppure il reinvestimento della stessa nella polizza.

Lipper: le commissioni degli hedge fund vanno a gonfie vele

Lipper è una azienda che effettua ricerche di tipo finanziario e che fa parte integrante del gruppo Thomson Reuters: l’ultimo studio in questo senso mette in evidenza dei dati davvero importanti e che inducono a riflettere circa le commissioni che fanno capo ai fondi comuni di investimento. Che cosa c’è di così particolare in queste performance? Ebbene, è stata evidenziata una crescita sostanziale in questa direzione: qualcuno ha avanzato delle critiche nei confronti della ricerca in questione, visto che sono stati presi come riferimento principale soltanto 81 fondi che sono quotati in territorio britannico (volendo essere più precisi, si tratta soltanto del 5% dell’intero comparto), ma si deve anche precisare che è una tendenza di cui si deve tenere conto. L’aumento in questione e accennato poc’anzi è pari a 138 punti percentuali, il risultato del confronto rispetto al dato di un anno fa.

EtfPlus: i peggiori ribassi sono quelli di grano e alluminio

L’ultima settimana di contrattazioni del mercato EtfPlus si è caratterizzata per due elementi peculiari: la forte incertezza che aleggia attorno ai principali strumenti finanziari e la mancanza di una tendenza principale, sia al rialzo che al ribasso. Con un contesto di questo tipo, è inevitabile che i prodotti short (quelli per i quali vale la pena una vendita allo scoperto), tra cui, in prima line, Lyxor e Etfx. Ma le notizie importanti sono giunte anche da alcuni prodotti settoriali: in tal senso, occorre rimarcare le prestazioni finanziarie del prodotto di Db X-Trackers sullo Stoxx 600 Oil&Gas, in grado di porre in essere un buon recupero di un punto percentuale. Tra gli strumenti cosiddetti semiattivi, inoltre, è ancora Lyxor a farla da padrona; l’Xbear sull’indice Ftse Mib e sul paniere industriale del Vecchio Continente non si possono certo lamentare, mentre è stata una vera sorpresa per tutti l’incremento percentuale del prodotto della sgr francese che fa riferimento ai titoli di stato europei con una scadenza che va fino a quindici anni (è stato registrato infatti un inatteso +0,82%).

Investimenti e Sviluppo: aumento di capitale, via libera Consob

Investimenti e Sviluppo aumento di capitale autorizzazione Consob

L’aumento di capitale di Investimenti e Sviluppo S.p.A., società quotata in Borsa a Piazza affari, ed attiva nell’acquisizione di partecipazioni dirette di maggioranza o di minoranza in PMI quotate e non quotate, può ufficialmente partire. In accordo con quanto infatti comunicato dalla società, Investimenti e Sviluppo ha acquisito il via libera da parte della Consob alla pubblicazione del Prospetto Informativo relativo all’Offerta in opzione agli azionisti; in particolare, il periodo di Offerta è quello che parte dal prossimo 23 agosto per concludersi poi il 10 settembre 2010 inclusi. Nel dettaglio, l’operazione di ricapitalizzazione riguarda un aumento di capitale a pagamento che è stato deliberato dal Consiglio di Amministrazione di Investimenti e Sviluppo per un controvalore massimo pari a 14.756.425,66 euro, ed a fronte dell’emissione di un numero massimo di 1.017.684.528 di nuove azioni Investimenti e Sviluppo S.p.A..

Fondi riservati: risparmio gestito più semplice con la manovra d’estate

Il comparto finanziario relativo al risparmio gestito è stato novellato da due importanti introduzioni della cosiddetta “manovra d’estate” (si tratta del Dl 78 del 2010): cerchiamo dunque di approfondire la portata di tali novità. Anzitutto, la fattispecie “fondo comune di investimento” ha subito e subirà delle riformulazioni fondamentali. Ciò vuol dire che saranno necessarie nuove caratteristiche e nuovi elementi per dar vita a un reale schema di fondo, in modo che l’ordinamento italiano lo riconosca come tale. Inoltre, per quel che concerne i fondi riservati che sono riservati agli investitori qualificati, questi strumenti dovranno passare al vaglio di una opportuna deregolamentazione della loro fase di avvio: la Banca d’Italia, pertanto, non fornirà più la propria approvazione, nemmeno quando ci sarà da affrontare delle fusioni tra fondi comuni.

Deposito titoli con il conto BancoPosta

I titolari di un qualsiasi conto corrente della gamma BancoPosta, hanno la possibilità di poter andare ad associare, con fini chiaramente di investimento dei propri risparmi, un deposito titoli; tale associazione può essere fatta o con la contestuale apertura del conto corrente BancoPosta, oppure in una fase successiva. Per i depositi titoli con regolamento sul conto BancoPosta, il costo semestrale del deposito titoli è pari a zero, eccetto gli oneri fiscali dovuti per Legge, se nei sei mesi il deposito è stato privo di strumenti finanziari; il costo massimo, per qualsiasi tipologia di titoli, è pari invece nel semestre solare a 15 euro che scendono però a 10 euro semestrali nel caso in cui sul deposito titoli siano presenti solamente i titoli di Stato. Per i depositi titoli il cui regolamento, invece, avviene su un libretto di risparmio postale nominativo, allora anche in questo caso, con eccezione degli oneri fiscali, non viene applicata alcuna spesa nel semestre; con qualsiasi tipologia di titoli il costo è pari a 20,66 euro semestrali che anche in questo caso scendono a 10 euro semestrali in caso di possesso nel deposito titoli dei soli titoli di Stato.

Lettonia batte Italia: il conto di As Privatbank assicura il 3,5% lordo

È piuttosto normale che gli investitori, soprattutto quelli italiani, siano alla ricerca del rendimento migliore in relazione ai conti correnti che si trovano online: la ricerca all’interno dei nostri confini sarebbe però inutile, dato che, come è emerso da sondaggi recenti, il rendimento più alto rispetto a quello di tutti gli altri istituti del nostro paese spetta a una banca dal nome quasi sconosciuto. Si tratta di As Privatbank, gruppo che ha la propria sede principale in Lettonia, ma che beneficia di capitali provenienti dall’Ucraina. Il tutto appare paradossale, anche perché questa banca ha una sola filiale in Italia, per la precisione a Roma, dunque potrebbe sembrare difficile aprire un conto di tale tipo.