Fondi riservati: risparmio gestito più semplice con la manovra d’estate

Il comparto finanziario relativo al risparmio gestito è stato novellato da due importanti introduzioni della cosiddetta “manovra d’estate” (si tratta del Dl 78 del 2010): cerchiamo dunque di approfondire la portata di tali novità. Anzitutto, la fattispecie “fondo comune di investimento” ha subito e subirà delle riformulazioni fondamentali. Ciò vuol dire che saranno necessarie nuove caratteristiche e nuovi elementi per dar vita a un reale schema di fondo, in modo che l’ordinamento italiano lo riconosca come tale. Inoltre, per quel che concerne i fondi riservati che sono riservati agli investitori qualificati, questi strumenti dovranno passare al vaglio di una opportuna deregolamentazione della loro fase di avvio: la Banca d’Italia, pertanto, non fornirà più la propria approvazione, nemmeno quando ci sarà da affrontare delle fusioni tra fondi comuni.


I fondi riservati possono vantare una diffusione piuttosto capillare nel nostro paese, tanto che essi ricomprendono di solito tutti quei prodotti che raggruppano i fondi immobiliari non sottoposti a quotazione, i fondi di private equity e i fondi speculativi, ragione per la quale la portata delle novità appena illustrate sarà importante. Con la manovra in questione, il ministero dell’Economia, una volta ascoltati Bankitalia e Consob, avrà il compito di emanare le disposizioni: lo stesso dicastero di via XX settembre definirà in modo preciso i vari requisiti che richiede un fondo comune di investimento, assumendo quindi un incarico di prestigio e responsabilità.

È una ventata di aria fresca per questi strumenti finanziari, visto che, pur esistendo da quasi trent’anni, esistono limiti, divieti, trattamenti fiscali e quant’altro, ma non una definizione precisa della fattispecie. C’è comunque da tenere in considerazione un aspetto negativo: in effetti, il delineamento dei requisiti del fondo deve prendere in considerazione anche ogni esigenza dei gestori e degli investitori, dunque il rischio è quello di limitare fortemente l’industria, andando a escludere una serie di operazioni non più conformi.

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