Bot in dollari: a chi si rivolge il Tesoro italiano

di Simone Commenta

 Lo scorso 26 gennaio il Tesoro italiano ha provveduto ad emettere dei global bond in dollari statunitensi: nello specifico, il loro rendimento sarà pari al 3,1965%, ben superiore a quello del tasso interbancario Usd Libor. Il prezzo fissato dal ministero dell’Economia, a tal proposito, è di 2,5 miliardi di dollari, con una cedola del 3,125% e scadenza nel 2015. Gli istituti in prima fila per questo tipo di collocamento sono Citibank, Barclays Capital e Credit Suisse. A questo punto ci si può chiedere il motivo dell’emissione, vale a dire cosa intende perseguire lo Stato italiano con delle obbligazioni in valuta estera: anzitutto bisogna precisare che il debito che grava sull’Italia è pesante, dunque l’emissione di molti titoli risulta essere una conseguenza immediata di ciò. Inoltre, con l’acquisto di questi buoni ci si espone al rischio di cambio, scommettendo sull’andamento di euro e dollaro nei prossimi cinque anni.

 

In realtà, non sono i risparmiatori italiani il vero obiettivo del Tesoro, bensì quella parte di investitori che sono soliti porre in essere operazioni puntando sulla moneta verde: come hanno precisato molti analisti, i destinatari reali dell’emissione sono gli istituzionali americani. Comunque, anche il risparmiatore italiano retail può difendersi dal rischio di cambio mediante l’uso di derivati, ma è necessario conoscere in maniera approfondita gli strumenti finanziari. Lo Stato italiano riuscirà però a guadagnare in ogni caso nel 2015, a prescindere dalla nazionalità e dallo status degli investitori, soprattutto nell’ipotesi in cui il dollaro dovesse valere meno di oggi sull’euro.

 

Appare chiaro, quindi, che l’intera operazione è strettamente collegata all’evolversi del tasso di cambio valutario: è necessario, pertanto, fare attenzione all’andamento dell’euro, il quale potrebbe risentire di debolezze strutturali nel breve termine, a causa del debito che paesi come Spagna, Grecia e Portogallo presentano attualmente. L’attenzione va tenuta alta, infine, sulla eventuale sopravvalutazione nel medio termine del cambio euro-dollaro.

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