Gli ultimi rialzi dei futures sul rame

di Simone Commenta

 Il rame ha fatto registrare una performance positiva ieri a Londra, grazie soprattutto ai rialzi del settore manifatturiero e immobiliare degli Stati Uniti, secondo maggior acquirente al mondo per quel che concerne questo metallo (vedi anche Il manifatturiero Usa fa rallentare i futures sul rame). Gli ordini per i beni durevoli americani sono aumentati oltre le previsioni a febbraio, con una buona domanda per quel che concerne soprattutto le automobili. In aggiunta, l’indice sulle proprietà immobiliari (relativo a venti città) è cresciuto di oltre otto punti percentuali, il massimo dal giugno del 2006.

Questi report danno dunque l’idea di una economia statunitense sostanzialmente stabile. Tornando a parlare del rame, i relativi contratti futures, più precisamente le spedizioni dei prossimi tre mesi hanno messo in luce un rialzo dello 0,1% presso il London Metal Exchange, per una quotazione complessiva di 7,625 dollari la tonnellata (3,46 dollari la libbra). Questo prezzo ha fatto lievitare i guadagni a 0,8 punti percentuali, una performance davvero interessante. Tra l’altro, bisogna anche sottolineare come il surplus internazionale di rame subirà un ampliamento fino a 640mila tonnellate il prossimo anno, mentre nel 2015 tale valore crescerà fino a 870mila tonnellate (quest’anno si è fermi a 230mila), stando almeno alle previsioni di molti analisti finanziari. Il mercato in questione, comunque, viene considerato sopravvalutato, soprattutto per quel che concerne il lungo termine.

D’altronde, non si può neanche tralasciare il fatto che le scorte dei depositi che sono monitorate dallo stesso London Metal Exchange hanno messo a segno il ventinovesimo guadagno consecutivo, il rally più lungo dal gennaio del 2010. Anche a New York la situazione è stata identica. In effetti, i futures relativi alle spedizioni di maggio hanno chiuso in rialzo dello 0,1%, per una quotazione pari a 3,4425 dollari la libbra presso il Comex. Al contrario, a Londra gli altri metalli sono risultati in ribasso, come ad esempio avvenuto con il nickel, l’alluminio, il piombo e lo zinco.

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