I rischi finanziari dell’Italia

di Simone Commenta

 Era il 18 febbraio del 2010, quindi non molto tempo fa, quando il premio Nobel per l’economia Robert Mundell azzardò un’ipotesi che, alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni, fa venire i sudori freddi: il declassamento di Standard & Poor’s al debito italiano fa tornare alla mente quella affermazione di un anno e mezzo fa, quando il nostro paese venne giudicato come la più seria minaccia per l’intera eurozona, anche perché, si diceva, il suo salvataggio finanziario sarebbe stato alquanto complicato. La preoccupazione, dunque, esisteva già da tempo, il default non è poi così remoto come sembra e i nostri titoli di Stato non sono al sicuro. Come devono comportarsi gli investitori di fronte a tutto questo?

Le banche sembrano accorgersi dei pericoli soltanto adesso, ad esempio l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, è praticamente caduto dalle nuvole, precisando che non si deve dare per scontato che si può sconfiggere l’allarme senza delle scelte coraggiose. La gente, tutto sommato, è consapevole che siamo sull’orlo di una crisi profonda: come ha sottolineato Il Sole 24 Ore, c’è una data che necessita della massima attenzione, ovvero quella del prossimo 11 novembre, in cui è previsto il fallimento del nostro paese. Il debito pubblico è senz’altro alto, ma la bancarotta è davvero così prossima? Lo scenario non è certo incoraggiante, anche perché, come ha sottolineato la stessa Standard & Poor’s, la situazione politica è praticamente ingessata: secondo Passera, la bassa crescita è la principale zavorra della nazione, quindi occorre un piano che sia condiviso da tutte le parti in gioco e che consenta di affrontare le cose in maniera adeguata.

Si è ribadito più volte che l’Italia non è certo come l’Irlanda e soprattutto la Grecia, ma questo voler minimizzare a tutti i costi i fatti si è rivelato deleterio: invertire la rotta sbagliata è sicuramente possibile e alla portata del paese, ma i mercati necessitano di concretezza.

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