Quali rischi per i mercati finanziari nel 2013 secondo Deutsche Bank

di ND82 Commenta

Il 2013 è partito sotto i migliori auspici con un rally di bond e borse, favorito dal forte appetito per gli asset rischiosi da parte degli investitori internazionali che sono sempre più alla ricerca di rendimenti elevati in un contesto di mercato caratterizzato da tassi reali negativi e sui minimi storici. Secondo gli esperti di Deutsche Bank quest’anno le azioni saliranno mediamente del 10%. Tuttavia, il rischio più grande per gli investitori è quello di sottovalutare alcune variabili-chiave, che potrebbero far invertire bruscamente la rotta sui mercati azionari.

Secondo gli analisti della banca d’affari tedesca, l’area geografica potenzialmente più rischiosa è quella degli Stati Uniti d’America. Il motivo risiede nella tensione tra Democratici e Repubblicani per l’innalzamento del tetto del debito pubblico, che a fine anno scorso ha superatto i 16.400 miliardi di dollari (ovvero il limite legale). Entro febbraio il Congresso USA dovrà trovare un accordo per evitare un clamoroso default tecnico. Fitch ha già messo in allarme gli USA per un possibile downgrade, anche se il rischio di default viene giudicato estremamente basso.

DEBITO USA A 16.400 MILIARDI DI DOLLARI A FINE 2012

Gli esperti della banca tedesca credono che alla fine si raggiungerà un compromesso, allungando momentaneamente la scadenze sul tetto del debito pubblico di altri tre mesi. Oltre al tema del debt ceiling americano, un altro rischio per i mercati finanziari può arrivare da uno shock economico che può essere l’estrema debolezza della crescita europea o una clamorosa ricaduta in recessione degli Stati Uniti. Un altro rischio arriva dall’incertezza politica in Europa. In attesa delle elezioni tedesche del prossimo settembre, i riflettori sono puntati sull’Italia.

STATI UNITI A RISCHIO BANCAROTTA SECONDO BARACK OBAMA

Deutsche Bank evidenzia il rischio di formazione di un governo anti-europeista o comunque contrario all’attuazione delle riforme chieste dall’Europa. C’è poi sempre l’incognita legata all’eccesso di offerta di moneta a livello globale, che potrebbe creare pressioni inflazionistiche e un sell-off disordinato dei titoli di stato. Infine, resta alta l’incertezza in Medio Oriente con la possibilità di uno shock sui prezzi del petrolio in caso di stop completo all’export di greggio iraniano.

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