Utile Unicredit scende dell’1%

Mentre l’inversione del settore bancario guida al rialzo una seduta iniziata con il piede sbagliato (provando a concludere dignitosamente un’ottava difficilissima) Unicredit annuncia nuovi problemi con l’utile, dovuti ad un calo dei ricavi in Polonia e Turchia.

Nella giornata di ieri il CEO del gruppo bancario ha annunciato di non voler aumentare l’esposizione verso i titoli del debito Italiani; secondo i dati attualmente vi sono 88 miliardi di euro di bond governativi nel portafoglio di Unicredit, di cui 35 miliardi di euro sono relativi ai titoli di Stato Italiani. Quattordici di questi trentacinque milioni di euro sono sono in scadenza quest’anno. Secondo Ghizzoni  la liquidità del gruppo sarà destinata ai crediti che in marzo hanno dato segnali di crescita. Questo vuol dire che i vertici di Unicredit al momento non credono che l’Italia sia un buon investimento, ed anche se è il parere di un solo gruppo la notizia ha lasciato più di un interrogativo ai piccoli risparmiatori.

Ligresti giù a Piazza Affari

L’ottava sta per concludersi nel peggiore dei modi; Piazza Affari è la peggior Borsa Europea e vanta un calo prossimo a mezzo punto percentuale con ampi spazi di ribasso. Per quanto le aspettative fossero di tenuta, la settimana corrente si sarebbe comunque chiusa male visti i precedenti; l’apertura di Lunedì ha dato nuove speranze agli investitori un una salita che ha visto il recupero di quota 15000 del FTSE-Mib in soli due giorni. Il ripiego successivamente avvenuto ha spento l’entusiasmo ed il ciclo settimanale va a chiudersi dove è iniziato con un “nulla di fatto”, visto che tutto il guadagno è stato rivisto.

Ancora una volta Wall Street con il Dow Jones sovraperforma l’Eurozona ed anche se vi sono state sedute negative l’ottava è positiva (a meno che questa sera l’indice USA non voglia chiudere sotto a 12800 punti). La distanza tra Vecchio e Nuovo continente si fa’ più marcata ogni settimana che passa e le agenzie di rating USA sembrano aver ripreso i giudizi negativi contro l’Eurozona, a suon di dichiarazioni e smentite (l’ultima proprio sulla Francia).

Spagna non ha bisogno di aiuto secondo il FMI

Secondo Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, la Spagna non avrebbe bisogno di alcun aiuto. Queste dichiarazioni ribaltano completamente la visione che l’Eurozona ed il mondo hanno della Spagna, ed effettivamente le motivazioni che spingono Lagarde a sostenere questo sono ben fondate.

Secondo il FMI, la Spagna è consapevole della sua posizione e si sta gia muovendo nella direzione giusta per avviare la ripresa; il Paese intende rafforzare il capitale delle banche, mossa fondamentale per rilanciare la finanza e l’economia, ma anche assestare i conti pubblici ora disastrati. Il problema con le provincie viene risolto con una presa di posizione ed una imposizione sui conti ferrea ed il rilancio del lavoro sarà la conseguenza di quanto detto fin’ora. Successiva sarebbe la ripresa dei consumi e degli investimenti, anche se per riguadagnare la fiducia degli investitori servirà molto tempo.

Nokia chiude in rosso il primo trimestre

Risultati peggiori delle attese per Nokia, che deve fare i conti con un primo trimestre difficilissimo. Le Borse Europee hanno sofferto dopo il recupero di Gennaio, trascinando al ribasso i listini e peggiorando la situazione generale. Il calo dei consumi ha inciso poi particolarmente sui settori legati ai prodotti tecnologici e la frenata potrebbe ripercuotersi anche nei mesi a venire. Nello specifico poi Nokia ha visto un rallentamento generale degli acquisti dopo che i leader del settore della telefonia si sono affermati con prodotti vincenti legati ad iOs ed Android.

Il rosso di Nokia è pari ad una perdita netta di 929 milioni di euro solo nel primo trimestre del 2012. Il responsabile delle vendite ha annunciato le sue dimissioni a partire da fine Giugno. L’amministratore delegato parla poi del prodotto di punta di Nokia, ovvero Lumia; lo smartphone sviluppato insieme a Microsoft non ha convinto al 100% il pubblico, che si divide in modo netto. Mentre in certi mercati le vendite sono state superiori alle aspettative, in altri sono state decisamente deludenti.

Ducati venduta ad Audi AG

Dopo sei lunghi anni di “corteggiamento”, come è stato più volte definito, Audi AG conquista la trattativa per Ducati Motor Holding, ceduta da International Motorcycles di Investindustrial.  L’intera trattativa fa’ capo ad una sola figura ovvero il “gran capo” della Volkswagen Ferdinand Piëch, da ieri settantacinquenne.

Così commenta la notizia Rupert Stadler, presidente del Consiglio di amministrazione della Audi:

Ducati ha una grande esperienza nei motori ad alte prestazioni e rappresenta una delle case motociclistiche più redditizie del mondo

Grande soddisfazione viene espressa anche da Bonomi Andrea, Presidente di Investindustrial:

Spread stabile, Schatz ai minimi assoluti

Nuovo record per i titoli di Stato tedeschi; l’asta di oggi dello Schatz a due anni ha visto il dimezzamento dei rendimenti, che ora, dopo un collocamento con bid-to-cover a 1.8, si attestano ai minimi record a 0.14% su base annua. Il rendimento, praticamente dimezzato dalla precedente emissione, rende quasi sfavorevole investire in titoli di Stato tedeschi e contribuisce ad aumentare le tensioni sullo spread grazie ad una situazione che è al limite dell’assurdo.

Il pericolo spread ora non è più governato e pilotato dall’innalzamento dei rendimenti di Italia e Spagna, ma piuttosto viene modificato dal continuo calo dei rendimenti dei titoli tedeschi, vicini ormai al paradosso per cui investire in Germania costa dei soldi.

Previsioni Euro/Dollaro secondo JP Morgan

Le previsioni di JP Morgan rispecchiano esattamente la situazione grafica di Euro/Dollaro ed annunciano un periodo molto difficile per il cambio più importante del Mondo (o meglio, difficile per l’Euro e meno difficile per il Dollaro USA). La giornata di oggi e quella di ieri sono all’insegna del recupero ed il disegno di un testa-spalle rialzista potrebbe trarre in inganno i “tecnici” che basano l’operatività unicamente sui grafici. Nel breve periodo potrà anche esserci un recupero, ma sia i grafici di lungo termine sia le previsioni di Jp-Morgan convergono in un futuro ribassista per il cambio, che secondo gli analisti della banca d’affari potrebbe arrivare a sfiorare 1.275 come valore minimo.

Fiat perde il 26% di immatricolazioni

Il periodo difficile di Fiat si riflette immediatamente sul mercato reale, con un calo drastico delle immatricolazioni in zona Euro ed ancora tanti problemi da risolvere, uno su tutti la concorrenza. Le vendite di Marzo sono le peggiori dal 1998 (-6.6% su base annua) e si attestano a 1449380 unità contro le 1605835 unità dello scorso anno. Il calo del mese precedente era stato del 9.2% mentre nel trimestre si parla di un -7.3% a 3427677 unità contro le 3696919 dello stesso periodo di riferimento dell’anno precedente.

Il gruppo Fiat nello specifico registra un -26% sulle immatricolazioni, andando ad incidere pesantemente nel settore. Ad aggravare la situazione del gruppo guidato da Marchionne sono stati sicuramente gli scioperi dei mesi precedenti; la chiusura degli stabilimenti costringe l’amministratore delegato a riprendere in considerazione un “cambio di rotta” per quanto riguarda la produzione, che probabilmente verrà spostata all’estero.

Pericolo Spagna frena le Borse

Ancora la Spagna al centro dell’Europa; il rischio default del Paese tiene in sospeso le Borse Europee, che aprono la nuova ottava con cautela, anche se i settori che “zavorrano” le borse sono ben distinti e prescindono dalla situazione della Spagna stessa e del rischio di crollo. I bancari pesano più degli altri; l’avvio negativo risente della comunicazione di Moody’s sul downgrade degli istituti di credito Europei e la giornata chiude con un “nulla di fatto”, almeno a Piazza Affari dove il FTSE-Mib sale per poi tornare dove erano iniziati gli scambi in mattinata.

Inutile dire che il perno su cui ruoterà l’ottava, è proprio la Spagna; anche se non si parla di un’uscita dall’area Euro (come invece si ipotizzava, sbagliando, per la Grecia) il pericolo esiste secondo gli analisti ed è quasi certo che servirà un sostegno finanziario allo Stato per superare le difficoltà.

Moody’s abbassa rating alla Cassa dei Depositi e Prestiti

Il comunicato stampa diffuso oggi dalla Cassa dei Depositi e Prestiti informa gli investitori che il Programma di Covered Bond della CDP stessa è stato soggetto di un downgrade da parte di Moody’s. Il rating è passato da Aa1 ad Aa2 e conclude il programma di osservazione avviato il 6 Ottobre scorso.

Se i precedenti downgrade potevano trovare un riscontro nella reale situazione dell’Eurozona e dell’Italia (anche se sono sempre risultati essere dei provvedimenti esagerati), questo è sicuramente un caso a parte e le motivazioni che hanno spinto alla riduzione del rating sono quanto mai assurdi; secondo Moody’s ogni strumento finanziario strutturato emesso da un’entità italiana, indipendentemente dalle sue specifiche tecniche e dalle sue caratteristiche reali, non potrà avere un rating superiore ad Aa2.

Isole Figi: conosciamo meglio i Viti Bond

I Viti Bond non solo altro che una opzione finanziaria alternativa ad altri investimenti, come ad esempio i depositi a termine e i titoli azionari: di cosa si tratta con esattezza? Questi strumenti rappresentano una nuova tipologia di prodotto a reddito fisso che viene incontro alle esigenze degli investitori più piccoli. L’emissione spetta al governo delle isole Figi, il celebe arcipelago che si trova in Oceania. L’allocazione raggiunta fino a questo momento con tali bond ammonta a circa venti milioni di dollari, una cifra non proprio elevatissima, ma che è destinata ad aumentare. La struttura è piuttosto simile a quella di una obbligazione classica, ma si fa ovviamente riferimento al paese oceaniano.

La piattaforma di Samurai Bond di Ing Groep

Il celebre gruppo bancario olandese Ing è divenuto il primo istituto di credito a registrare un programma di quotazione obbligazionaria che beneficia di un sistema nuovo di zecca: quest’ultimo, nello specifico, è stato progettato per rendere il mercato domestico degli yen accessibile anche a quei prestatori che non possono vantare la nazionalità giapponese. La struttura in questione si chiama Tokyo Pro-Bond ed esiste ormai da un anno, ma soltanto a questo punto si possono cominciare a fare dei bilanci precisi e dettagliati.

Pacific Gas and Electric sfrutta il momento dei corporate bond

La Pacific Gas and Electric Company, società di San Francisco attiva nel mercato dell’energia elettrica e del gas naturale, ha tratto il massimo vantaggio dalle ultime sessioni relative ai mercato obbligazionario ad alto rendimento: volendo essere più precisi, infatti, l’assenza di concorrenza valida in questo caso ha consentito ai titoli trentennali della compagnia quotata a Wall Street di accrescere la propria offerta fino a un importo strategico, cento milioni di dollari. La vendita di parte del debito è la tipica soluzione che adottano questi gruppi per dare maggiore sollievo alla situazione finanziaria nel suo complesso, ma la Pge può comunque beneficiare di valutazioni ancora incoraggianti, visto che il rating affibbiato da Moody’s, ad esempio, è stato pari ad A3, l’ultimo gradino della affidabilità buona per quel che concerne gli investimenti finanziari, mentre Standard & Poor’s ha puntato su un giudizio più basso, ovvero BBB.

Il rame in deciso ribasso a New York e Londra

Il rame è sceso al suo livello più basso dallo scorso mese di dicembre: il metallo in questione ha risentito soprattutto della domanda in forte rallentamento dalla Cina, la quale rappresenta il maggior consumatore a livello mondiale. Entrando maggiormente nel dettaglio, c’è da dire che l’economia dell’ex Impero Celeste ha subito un declino piuttosto importante, vale a dire oltre otto punti percentuali nel corso del primo trimestre di quest’anno, come messo in luce opportunamente dal governo di Pechino. In aggiunta, anche il report relativo alla fiducia dei consumatori americani ha fatto la sua cattiva parte in questo caso. Secondo analisti e strateghi finanziari, l’economia cinese è stata più debole di quanto ci si aspettasse.