L’oro perde appeal come bene rifugio?

di Simone 1

Forse sono stati fin troppo trionfalistici i toni utilizzati per accogliere i continui rialzi dell’oro nel 2010: il nuovo anno è infatti cominciato in maniera più dimessa, con il biondo metallo che non è riuscito ancora a eguagliare il picco del 29%, performance che gli ha consentito di surclassare gli investimenti più tradizionali, quali titoli di Stato e azioni. A cosa è dovuto questo indebolimento? È indubbio che la preziosa commodity stia perdendo fascino come bene rifugio, la conferma arriva soprattutto dalla perdita di ben sei punti percentuali per quel che concerne il valore totale, un calo che ha allontanato appunto l’oro dal suo record di dicembre, quando furono toccati 1.431,25 dollari l’oncia. Non è comunque un vero e proprio allarme, più che altro stupisce il fatto che questa regressione sia giunta in concomitanza con l’alta inflazione e il dollaro debole nei confronti dell’euro, due condizioni che lasciavano presagire ben altri scenari.


La spiegazione va ricercata nella mente degli investitori: questi ultimi, in effetti, non sono più alla folle ricerca del miglior bene rifugio in assoluto per affrontare la crisi economica, anche perché segnali piuttosto incoraggianti stanno giungendo dagli Stati Uniti, in particolare dalle performance dell’indice Dow Jones Industrial Average, ai massimi dopo oltre due anni e mezzo. Ma non è soltanto la situazione americana a destare il maggiore ottimismo, visto che perfino due economie emergenti di primo piano come India e Cina (pilastri fondamentali del gruppo Bric) stanno provvedendo a incrementare il costo del denaro, un elemento che va a tutto discapito dell’oro.

Tra l’altro, gli Etp (Exchange Traded Products) non sono più così richiesti come nei mesi precedenti: addirittura, l’Spdr Gold Trust, lo strumento principale in questo senso, ha dovuto far fronte a un numero record di riscatti, oltre 31 tonnellate auree. Intanto, le stime del World Gold Council stridono ancora e ci mostrano un 2010 in grande spolvero con gli accantonamenti record da 2.167 tonnellate.

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