Le auto d’epoca sono il nuovo bene rifugio?

di Simone Commenta

Una elegante Ferrari datata 1957 è diventata l’autovettura più costosa per quel che concerne le vendite d’asta: si tratta di un modello Testa Rossa che ha visto crescere il suo prezzo fino a 16,4 milioni di dollari presso la casa Gooding & Company, ma anche di un chiaro segnale che viene lanciato al mondo degli investimenti finanziari. In effetti, l’ultima settimana è stata caratterizzata da vendite più consistenti di auto invece che di titoli azionari o obbligazioni. Siamo dunque di fronte a una nuova presa di posizione in merito ai cosiddetti “beni rifugio”? Quello che occorre sottolineare è che, nonostante la recente tempesta delle piazze finanziarie, molti investitori sono ancora disposti a porre in essere acquisti così impegnativi.

È proprio la volatilità del comparto azionario che sta favorendo le aste, con una particolare predilezione per brand quali Mercedes-Benz, Rolls-Royce e appunto il “cavallino rampante”. L’atteggiamento in questione può essere spiegato col fatto che investire in degli assets come questi, i quali sono ovviamente tangibili, dunque consentono di sperare in ritorni economici migliori; inoltre, c’è anche da considerare il fattore della soddisfazione personale. I soggetti coinvolti sono ultramilionari, ma il trend si è ormai avviato da diverso tempo, con le nazionalità arabe che figurano tra le più interessate in questo senso.

Le aste cambiano la loro conformazione tradizionale, i due colossi principali, vale a dire Sotheby’s e Christie’s, avranno altri concorrenti, soprattutto in relazione a questi beni di lusso: il classico bene rifugio messo all’asta è rappresentato infatti dall’opera d’arte, dal diamante, dagli oggetti preziosi e dalle monete antiche, anche le automobili puntano a essere incluse in questo novero. Gli investitori devono essere però molto oculati e saper capire quale auto d’epoca può proteggere realmente dalle insidie economiche attuali: gli investimenti certi e che si rivalutano nel tempo vanno nella direzione dei marchi storici e solidi piuttosto che della bellezza dell’oggetto stesso.

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