Obbligazioni strutturate: Credit Suisse punta sui CoCo bond

Prodotti finanziari avveniristici o ennesima diavoleria nel campo degli investimenti? L’opinione è nettamente divisa per quel che concerne la valutazione dei cosiddetti CoCo bond, obbligazioni sfruttate dagli istituti di credito per rispettare in maniera puntigliosa i dettami di Basilea 3, ma soprattutto lo strumento del momento grazie anche all’emissione da record di Credit Suisse, circa 4,6 miliardi di euro. Che cosa intende ottenere la banca elvetica in questo modo? I Contingent Convertible bond rappresentano una tipica obbligazione ibrida, la quale può essere convertita in titolo azionario quando i requisiti del patrimonio raggiungono determinati limiti. La decisione di Credit Suisse riguarda un lancio che avverrà a partire dagli ultimi mesi del 2013, ma non vi sarà alcun tipo di scadenza.


Uno dei dubbi principali che circondano tali bond riguarda gli investitori privati: in effetti, è proprio su di essi che ricade il costo degli eventuali salvataggi e non sulle finanze dello stato, ragione per la quale la Swiss National Bank ha praticamente imposto di sostituire il capitale ibrido con questi titoli.

I vantaggi in termini di credito sono piuttosto importanti: secondo gli analisti, l’utilizzo da parte delle banche del Vecchio Continente dovrebbe consentire di rimanere al passo con Basilea 3, ma si tratta di un traguardo raggiungibile attraverso emissioni corpose, cinquecento miliardi di euro da oggi fino ai prossimi due anni e altri duecento entro i prossimi sette anni. In Italia vi sono Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi che figurano in prima linea per quel che concerne queste sottoscrizioni, ma c’è anche chi non è molto convinto della scelta, a causa principalmente del prezzo e delle condizioni contrattuali non troppo graditi. L’accordo di Credit Suisse ha riguardato anche il fondo sovrano del Qatar e la famiglia saudita Olayan, così da ottenere maggiore liquidità. Cosa riserverà il futuro ai CoCo bond? Un buon numero di investitori è ottimista, ma per il momento solo Gran Bretagna, Francia e Svizzera sembrano essere pronte con una normativa adeguata.

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