Investire in obbligazioni corporate italiane – aprile 2013

di robertor Commenta

L’investimento nelle obbligazioni corporate italiane sembra essere una tradizione dura a tramontare. A confermarlo sono i dati più recenti, che ribadiscono quanto sia elevato l’interesse degli investitori (italiani e stranieri) nei confronti di tali titoli di debito. Vediamo allora quali sono le tendenze attualmente in atto, e cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane.

A ben vedere, anche nell’estrema incertezza in vigore in questo periodo di post – elezioni, con un governo di difficile realizzazione e con uno stallo politico di ardua risoluzione, i corporate bond italiani sembrano reggere molto positivamente.

Soprattutto nell’ipotesi di emissioni con rating basso o high yield, infatti, gli investitori esteri sembrano esprimere il loro ampio gradimento: una domanda molto vasta, che contribuisce a premere al ribasso i rendimenti offerti dai corporate bond, rendendoli poco competitivi nei confronti dei titoli di Stato a lungo termine (vedi anche il nostro recente approfondimento sull’andamento degli investimenti degli italiani, di cui abbiamo parlato appena pochi giorni fa sul nostro sito).

“Sono infatti poche le società quotate i cui bond a 5-6 anni offrono oggi rendimenti in grado di competere con i dividendi 2012 in stacco questa primavera, calcolati in rapporto all’attuale prezzo delle azioni” – affermava un approfondimento compiuto dal quotidiano MF – “A parte i casi in cui il dividendo non verrà pagato, c’è infatti un vantaggio significativo nel detenere il bond rispetto all’azione soltanto per pochi emittenti come Italcementi, Campari, Uncredit e Mediobanca. Per contro, c’è un vantaggio significativo nel detenere in portafoglio le azioni, piuttosto che i bond, di Snam, Hera, Terna, Eni, Atlantia, Enel e Piaggio (in questo caso il bond in circolazione è però a 3 anni)”.

Insomma, l’interesse per le obbligazioni corporate italiane si manterrà ancora molto alto, a discapito dei rendimenti netti. Una situazione che potrebbe così giungere a una “maturazione”, e a una graduale depressione nel corso dei mesi successivi.

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