Investimenti, crescita e debito pubblico: serve una stagione nuova

di Redazione Commenta

In queste ore i rendimenti dei titoli di Stato italiani a lungo termine hanno di nuovo raggiunto minimi di prezzo, e quindi rendimenti elevati, sullo stesso livello precedente all’approvazione, in fretta e furia tra l’altro, della manovra triennale di correzione dei conti pubblici. Siamo quindi tornati punto e a capo, con le odierne aste del Tesoro di BTP che hanno fatto registrare un’impennata dei rendimenti. Sebbene la domanda sia stata come al solito ben superiore all’offerta, lo Stato italiano già da qualche settimana a questa parte si trova costretto a rifinanziare il proprio debito pagando interessi anche di un punto e mezzo percentuale superiore ai livelli precedenti gli attacchi speculativi. La manovra finanziaria, tra l’altro, non piace a nessuno in base ai contenuti ed ai provvedimenti che porteranno allo Stato incassi dell’ordine di circa 50 miliardi di euro che, stando alle stime, potrebbero arrivare anche a 70 miliardi di euro.

E’ opinione comune e diffusa quella per cui si debba aprire una stagione nuova nel nostro Paese; lo stallo e l’instabilità a livello politico, la bassa crescita e gli scontri a livello istituzionale, oramai all’ordine del giorno, non fanno di certo piacere ai mercati ed alle Agenzie di rating, che già nelle scorse settimane hanno “avvertito” l’Italia su un possibile declassamento del suo merito creditizio.

Ad esempio, Adusbef e Federconsumatori premono per reperire risorse in altri modi, andando in particolare a chiedere a chi ha di più, ovverosia a coloro che detengono grandi patrimoni e ricchezze. In particolare, le due Associazioni caldeggiano l’innalzamento al 20% della tassazione sui guadagni di Borsa, ma anche l’introduzione di una tassa sui patrimoni che superano il livello dei 2 milioni di euro. Il tutto perché chiaramente in una fase di difficoltà come quella attuale a pagare siano coloro che se la passano meglio, e non milioni di lavoratori dipendenti e pensionati con il blocco totale o parziale della rivalutazione delle prestazioni, e con il taglio lineare delle agevolazioni fiscali.

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