Fondi pensione: nel 2009 migliorano i rendimenti

di Simone Commenta

 Secondo alcune informazioni provvisorie, il rendimento medio aggregato fatto registrare dalle forme pensionistiche complementari nel 2009 sono stati abbastanza incoraggianti: infatti, è stato rilevato un 8,5% per quel che concerne i fondi negoziali e un 11% in relazione ai fondi aperti, mentre il rendimento dei Piani individuali pensionasti (quei fondi che vengono solitamente offerti dalle assicurazioni) è stato pari al 16,5%. In questo stesso periodo, la rivalutazione del Tfr si è aggirata attorno ai due punti percentuali; quindi, da queste stime si può sicuramente dire che i rendimenti aggregati dei fondi sono stati positivi, anche se inferiori al tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto, mentre i fondi pensione aperti sono rimasti su prestazioni sostanzialmente negative. Come ha spiegato Antonio Finocchiaro, presidente della Covip (Commissione di Vigilanza sulla Previdenza Complementare), è necessaria una consapevolezza di lungo periodo per quel che concerne i risultati conseguiti da tali fondi, affinché vi possano essere dei ripensamenti da parte di quei lavoratori che non hanno ancora aderito alle forme complementari.

 

Gli iscritti alle forme pensionistiche complementari a fine 2009 risultavano essere circa 5 milioni, vale a dire un incremento del 4,7% rispetto a un anno prima; le adesioni in questo senso provengono soprattutto dal settore privato, mentre i lavoratori autonomi iscritti concorrono per il 20% degli occupati. Quanto alla distribuzione, poi, vi è una sostanziale preferenza per i fondi negoziali, anche se è stato registrato un aumento degli iscritti ai Pip “nuovi”. In base a questi dati piuttosto generale, si può concludere che la previdenza complementare è diffusa, in particolare, tra coloro che ne hanno un bisogno meno stringente.

 

Lo stesso Finocchiaro ha spiegato che, molto probabilmente, tra qualche anno i lavoratori con sistema pensionistico misto capiranno che ci sarà una disparità di trattamento rispetto a chi smette di lavorare oggi: è dunque necessaria una campagna informativa istituzionale che faccia meglio comprendere la necessità di nuove forme pensionistiche.

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