Fondi pensione aperti meglio del Tfr

di Marco Preziosi Commenta

In media, la loro performance netta è stata del 5,9%.

Durante i primi nove mesi dell’anno in corso i fondi pensione hanno ampiamente superato il Trattamento di fine rapporto. Ciò si evince dalle elaborazioni fornite dalla Covip che ha reso noti i rendimenti netti dei comparti negoziali, degli aperti e delle polizze previdenziali di tipo Pip.


Se la rivalutazione netta del Tfr che rimane in azienda si è portata nel periodo all’1% per via della bassa inflazione (dal momento che il Tfr si rivaluta ogni anno dell’1,5% fisso più il 75% dell’indice di inflazione Istat), i fondi pensione negoziali nel periodo gennaio – settembre hanno messo in evidenza un rendimento del 5,8%. Al loro interno appaiono in particolare le linee azionarie con un rendimento del +7,5%, le bilanciate con un +6,6% e le obbligazionarie miste con un +6,4%. Le linee garantite hanno fornito il 4,5%, mentre le obbligazionarie si sono fermate all’1,1%.

Per quanto riguarda i fondi pensione aperti, la loro performance netta è stata in media del 5,9%, quindi poco sopra quella dei negoziali. E in questo caso le linee che hanno dato di più sono state quelle bilanciate (+6,8%). Seguono le azionarie (+6,5%) e dalle obbligazionarie miste (+6,3%), dalle obbligazionarie pure (+5,6%) e dalle garantite (+3,7%). Afferma la Covip:

Sul fronte delle polizze di tipo Pip (piani individuali pensionistici), le unit linked hanno registrato un rendimento nei nove mesi del 5,1% medio netto (+5,8% le linee azionarie, +5,3% le bilanciate e +2,7% le obbligazionarie). I rendimenti 2014 delle gestioni separate delle polizze Pip non sono ancora disponibili.
Questi dati scontano l’aliquota fiscale sui rendimenti dell’11,5% entrata in vigore lo scorso 1 luglio. Ma se passerà la proposta inserita nella bozza della legge di Stabilità 2015 i gestori previdenziali dovranno fare i conti con una tassazione più elevata (20%) che complicherà il loro lavoro. Nello stesso tempo lo schema della legge di Stabilità prevede anche un aumento del prelievo fiscale sulla rivalutazione del Tfr dall’attuale 11% al 17%.

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