La tempesta di neve americana fa rialzare i futures bovini

di Simone Commenta

I contratti futures collegati alla carne bovina hanno fatto registrare oggi il primo rialzo settimanale (vedi anche Commodities: la situazione al limite della carne bovina). In pratica, questi derivati hanno beneficiato della speculazione secondo cui una tempesta invernale che sta per abbattersi sugli Stati Uniti potrebbe ridurre il peso degli animali, mentre le esportazioni di manzo sono cresciute a buon ritmo. Per quel che concerne i futures sulla carne suina, questi prodotti finanziari hanno interrotto il peggior declino degli ultimi quindici mesi. Si parla, nello specifico, di ben trenta centimetri di neve in alcune parti delle Grandi Pianure, stando almeno alle previsioni metereologiche del National Weather Service.

Il peso medio dei bovini è stato pari a 1.375 libbre (624 chilogrammi per la precisione) nei primi tre giorni di questa settimana, vale a dire 5,1 punti percentuali in meno rispetto a quella precedente. C’è anche da dire che le esportazioni di manzo sono triplicate nel corso della settimana che è terminata lo scorso 14 febbraio. Tempeste di neve come queste possono certamente caratterizzare un fattore di incertezza per il settore: secondo gli analisti, si tratta di un elemento bearish (al ribasso), vale a dire il peso massimo dei bovini americani, mentre l’export si trova ancora in sospeso.

Entrando maggiormente nel dettaglio, bisogna sottolineare come i futures relativi alle spedizioni di aprile siano cresciuti dello 0,4%, giungendo così a quota 1,2835 dollari la libbra presso il Chicago Mercantile Exchange. Il prezzo è sceso di due punti percentuali nelle precedenti tre sessioni. Durante l’inverno, i bovini sono soliti utilizzare più energia per mantenersi al caldo, perdendo dunque peso. Le esportazioni totali sono aumentate fino a oltre 22mila tonnellate. L’ultimo cenno lo merita la carne suina. I relativi contratti (sempre di spedizioni di aprile si tratta) sono stati protagonisti di un +0,1%, per un totale di 82,4 centesimi di dollaro la libbra (il rallentamento di ieri era stato il peggiore dal 2011).

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