Certificati: a giugno scambi in calo per il Sedex

Come si può interpretare il rallentamento subito dal mercato dei certificates nel corso del mese di giugno? I dati sono del Sedex e la loro lettura è inequivocabile: anzitutto, è stato registrato un calo superiore ai cento punti rispetto al mese precedente. Lo stesso discorso calza perfettamente a pennello per gli scambi, il cui controvalore risulta essere pari a 913,3 milioni di euro, anche se i miglioramenti nel confronto con il mese di aprile sono stati comunque importanti. Gli ultimi strumenti che sono stati scambiati presso il mercato dei derivati sono, in particolare, dei covered warrant plain vanilla (il termine con cui si identifica di solito la negoziazione standard), i certificati leverage e i certificati di investimento di classe A e B; anche il totale delle quotazioni non è stato incoraggiante, visto che si è passati da una quota molto vicina alle quattromila unità alle attuali 3.402.

Juventus: assenza dalla Champions League pesa sull’andamento economico

Juventus Football Club S.p.A., per quel che riguarda l’andamento economico a valere sull’anno fiscale 2010-2011, fa presente come la mancata qualificazione alla Uefa Champions League apporterà un’influenza negativa per effetto dei minori introiti e ricavi commerciali provenienti dalle competizioni europee, così come un’influenza negativa potrà avere anche l’entrata in vigore della normativa riguardante la procedura di vendita collettiva dei diritti tv. Questo è quanto si legge in un comunicato ufficiale emesso da Juventus Football Club S.p.A. in concomitanza con l’approvazione, da parte del Consiglio di Amministrazione della società sportiva, dei risultati del periodo aprile – giugno 2010, corrispondente al quarto trimestre fiscale dell’esercizio 2009-2010. In virtù dell’evoluzione prevedibile della gestione sopra descritta, Juventus Football Club S.p.A. in base alle informazioni attualmente disponibili, ed in assenza di eventi aventi un carattere straordinario, stima di conseguenza che l’esercizio annuale 2010-2011 vada a chiudersi con una perdita significativa.

ErgyCapital: aumento di capitale, i risultati

Si è chiuso con il pieno di adesioni da parte dei sottoscrittori l’aumento di capitale messo a punto da ErgyCapital S.p.A., società italiana quotata in Borsa a Piazza Affari, ed attiva negli investimenti nei comparti dell’energia rinnovabile, tra cui il fotovoltaico, e recentemente anche il biogas, e del risparmio energetico. L’aumento di capitale, lo ricordiamo, è stato realizzato da ErgyCapital in forza alla delibera emanata dal Consiglio di Amministrazione della società dello scorso mese di aprile, ed in virtù della delega che è stata conferita dall’Assemblea Straordinaria degli azionisti in corrispondenza della data 18 marzo 2010. A conclusione dell’operazione di aumento di capitale, includendo anche i diritti esercitati a seguito del periodo di riofferta in Borsa, è stato sottoscritto il 99,95% delle azioni di nuova emissione oggetto dell’Offerta, corrispondenti in termini numerici a 18.954.090 nuove azioni ordinarie, ed in controvalore a 9.856.126,80 euro. Di conseguenza, in accordo con quanto fa presente ErgyCapital con un comunicato ufficiale, il nuovo capitale sociale dell’investment company è costituito da 62.968.607,34 euro a fronte di 94.830.807 azioni ordinarie prive del valore nominale.

Gli hedge fund potenziano le loro quote nei futures petroliferi

La settimana che si è appena conclusa ha portato con sé un’importante eredità per quel che riguarda gli hedge fund: i fondi speculativi, infatti, hanno incrementato le loro holding relative ai futures e alle opzioni sul petrolio greggio, tanto che si è arrivati fino al livello più alto degli ultimi tre mesi. In particolare, c’è da sottolineare come l’oro nero sia aumentato di ben 6,5 punti percentuali, dato che i fondi, insieme all’attività degli altri grandi speculatori, hanno potenziato le proprie posizioni all’interno del New York Mercantile Exchange (+24%): una conferma in tal senso è giunta dalla Commodity Futures Trading Commission. Che cosa è successo dunque di preciso? Gli hedge fund hanno sostanzialmente incrementato le posizioni nette, vale a dire le scommesse sugli aumenti del petrolio, per la quarta settimana consecutiva, dando così vita a uno dei più lunghi periodi di questo tipo.

Gli obbligazionisti aprono alle acquisizioni e fusioni delle società

Le principali compagnie statunitensi stanno sfruttando al massimo gli attuali bassi costi dei prestiti: ciò potrebbe consentire di rifinanziare i debiti mediante acquisizioni e fusioni, in modo da non favorire una nuova fase recessiva. Sono soprattutto gli obbligazionisti gli investitori che spingono in questa direzione; come ha spiegato Burt White, il quale gestisce circa 277 miliardi di dollari come direttore degli investimenti presso LPL Financial Corporation, i detentori di bond stanno nutrendo una discreta fiducia circa i profitti futuri delle società, ma anche per quel che concerne la crescita economica e i guadagni. Si tratta, in pratica, di un chiaro segnale “bullish (al rialzo) sul fatto che la gente non si sta limitando esclusivamente a comprare, ma a “divorare” letteralmente le porzioni azionarie.

Fondi Comuni Azionari: andamento luglio 2010 altalenante

Nello scorso mese di luglio 2010 in Italia l’andamento, per quel che riguarda i Fondi Comuni di Investimento Azionari, è stato altalenante. A farlo presente, con il consueto report mensile, è stata Assogestioni nel precisare in particolare come durante il mese scorso per il comparto ci siano stati da parte dei sottoscrittori di quote riscatti netti per complessivi 66 milioni di euro; pur tuttavia, per effetto sia dell’attività di gestione, sia dell’andamento positivo dei mercati, alla fine dello scorso mese di luglio il patrimonio della categoria dei Fondi Comuni di Investimento Azionari è salito fino a sfiorare il controvalore dei 93,7 miliardi di euro, corrispondente al 21% del totale degli asset detenuti dall’industria del risparmio gestito. Nel complesso il mese scorso c’è stato un aumento di oltre un miliardo di euro per quel che riguarda il patrimonio del Fondi Comuni di Investimento che, in particolare, si è attestato a quota 442,5 miliardi di euro. A pesare però nel periodo sulla raccolta, che è stata infatti negativa per ben 1,9 miliardi di euro, sono stati i deflussi dai Fondi Obbligazionari Governativi a Breve Termine, e dai Fondi di Investimento di Liquidità.

Stefanel: dati primo semestre 2010 tendono al miglioramento

Si è chiuso con ricavi stabili, e con un indebitamento finanziario netto consolidato in diminuzione, il primo semestre 2010 di Stefanel. Questo è quanto emerso dai risultati consolidati che venerdì scorso, 6 agosto 2010, il Consiglio di Amministrazione di Stefanel ha provveduto sia ad esaminare, sia ad approvare; secondo quanto ha dichiarato il Presidente di Stefanel S.p.A., Giuseppe Stefanel, i dati del primo semestre del 2010 esprimono sia una tendenza al miglioramento, sia dei segnali incoraggianti, così come c’è fiducia da parte degli azionisti nel progetto societario dopo che di recente un aumento di capitale da 50 milioni di euro si è chiuso con sottoscrizioni superiori al 99%. Nel dettaglio i ricavi netti nei primi sei mesi del 2010 si sono attestati a 87,9 milioni di euro, mentre l’Ebitda si è attestato a -14,9 milioni di euro; il dato anche in questo caso è sostanzialmente stabile rispetto ai -14,8 milioni di euro del periodo gennaio – giugno 2009, mentre migliora l’Ebit passando da -20,6 milioni di euro a -19,3 milioni di euro.

Ice, le difficoltà del cotone si riflettono sui contratti futures

I mercati agricoli sono i grandi protagonisti dei rally e delle grandi quotazioni di questi ultimi giorni: le ultime tensioni sono state avvertite a livello dei prezzi del cotone, un’altra conseguenza diretta delle forti speculazioni che stanno coinvolgendo le piazze finanziarie. Cerchiamo di comprendere anche questa situazione. La commodity in questione ha subito all’Ice (Intercontinental Commodity Exchange) un brusco crollo: di questa performance hanno risentito in larga misura i contratti futures collegati, con quello con scadenza a ottobre quotato con un premio superiore ai quattro centesimi, mentre la scadenza di dicembre si trova ai livelli massimi da oltre tre mesi. C’è comunque da aggiungere che il contratto a pronti ha fatto registrare degli scambi molto bassi, soltanto mille lotti, a differenza degli oltre 100.000 del future di fine anno.

Lyxor: il Total Expense Ratio viene ridotto allo 0,25%

Lyxor, la sgr transalpina che fa parte del gruppo Société Générale e leader nel continente europeo per quel che concerne i comparti Etf e Etc, ha provveduto a ridurre alcuni dati finanziari di propria competenza; in particolare, la commissione di gestione annua relativa al prodotto Etf S&P 550 (il codice Isin in questo caso è LU0496786574) è stata portata da 0,30% fino a 0,10%. Si tratta di una operazione che ha avuto dei risvolti molto importanti, visto che la prima conseguenza di questo abbassamento è stata un’altra riduzione , vale a dire quella del Ter (acronimo che sta a identificare il Total Expense Ratio2, la misura dei costi totali associata alla gestione e operatività di uno specifico fondo di investimento) fino a quota 0,25% per ogni anno di riferimento. Che cosa intende ottenere in questo modo la società francese?

Dmail Group: ricavi primo semestre 2010 in moderata flessione

Nei primi sei mesi di quest’anno Dmail Group, società italiana quotata in Borsa a Piazza Affari, e leader nel settore della vendita diretta multicanale, ha conseguito ricavi netti per 56,8 milioni di euro, con un calo del 3% rispetto ai 58,7 milioni di euro che ha fatto registrare la società nello spesso periodo dello scorso anno. Il dato è in particolare emerso dalla relazione finanziaria al 30 giugno 2010 che è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione della società a fronte di un risultato operativo negativo nel periodo per 0,1 milioni di euro, mentre il risultato netto segna -1,1 milioni di euro rispetto ai -0,4 milioni di euro registrati nel periodo da gennaio a giugno 2009. Peggiora nei sei mesi anche la posizione finanziaria netta, che passa dai -24,5 milioni di euro alla data del 31 dicembre del 2009, ai -25,3 milioni di euro alla data del 30 giugno del 2010.

Gas Plus: accordo con Eni per acquisizione Padana Energia

Gas Plus, quarto produttore italiano di gas naturale, ha reso noto nella giornata di ieri, sabato 7 agosto 2010, d’aver raggiunto con la società Eni un accordo finalizzato all’acquisizione del 100% del capitale di Padana Energia, azienda controllata interamente dalla società del cane a sei zampe. L’accordo è stato raggiunto sulla base di un corrispettivo fisso pari a 175 milioni di euro, cui va ad aggiungersi un corrispettivo integrativo variabile di massimi 25 milioni di euro in funzione dell’entità delle produzioni di Padana Energia nell’arco dei prossimi cinque anni. Secondo quanto dichiarato dall’Amministratore Delegato di Gas Plus, Davide Usberti, con tale acquisizione la società potrà rafforzare ulteriormente la propria posizione nel nostro Paese per quel che riguarda la produzione di idrocarburi e l’attività di esplorazione. Inoltre, l’accordo con Eni prevede anche che, entro il prossimo 30 settembre 2010, Gas Plus possa esercitare l’opzione per l’acquisto della società Adriatica Idrocarburi SpA, azienda che anche in questo caso è interamente posseduta dalla società del cane a sei zampe.

Citigroup esamina le banche italiane e promuove il titolo Intesa

Citigroup, l’azienda newyorkese che può vantare una indiscussa leadership internazionale a livello di servizi finanziari, ha analizzato con la massima cura e attenzione sei dei più importanti istituti di credito del nostro paese: si è trattato, in pratica, della stesura di un documento davvero interessante, visto che ha consentito di comprendere come comportarsi nei confronti dei titoli finanziari e quali interpretazioni dare alle performance dei gruppi esaminati. Il portafoglio ideale per un investitore dovrebbe comprendere, secondo il giudizio della stessa compagnia statunitense, le azioni di Unicredit, Ubi Banca e Banco Popolare, mentre, al contrario, è consigliata la vendita di Bpm e Monte dei Paschi.

Brasile: domanda obbligazionaria al minimo da oltre sei mesi

Quello attuale non è certamente il momento migliore dei bond brasiliani, i quali sono scesi addirittura al loro livello più basso, in relazione alla domanda degli investitori, da sei mesi a questa parte: il motivo principale per un ribasso così forte deve essere rintracciato sostanzialmente nei rendimenti in dollari, ancora troppo in ritardo rispetto ai profitti degli strumenti corporate. Gli investitori, pertanto, sono in procinto di rivolgere maggiori attenzioni ai titoli azionari, vista la crescente attrazione per le compagnie e le società. I fondi globali hanno investito 429 milioni di dollari in obbligazioni brasiliane e internazionali nel corso del mese di luglio, secondo quanto stimato da EPFR Global; ma c’è anche da sottolineare come i ricavi delle azioni del paese sudamericano siano aumentati del 6,7%, circa un punto e mezzo in più degli stessi bond, un ottimo risultato ottenuto grazie al trend che dura ormai da ben tredici mesi.

Il Venezuela progetta la vendita di tre miliardi di dollari in bond

Il governo del Venezuela ha le idee piuttosto decise per quel concerne gli investimenti finanziari: in effetti, la nazione sudamericana sta progettando la vendita di ben tre miliardi di dollari in obbligazioni destinate al mercato locale. L’operazione dovrebbe avvenire entro la fine della prossima settimana e rappresenta la conseguenza principale del calo dei prezzi dei prestiti. In tal modo, gli investitori saranno perfettamente in grado di acquistare i bond denominati in dollari, i quali beneficiano di una scadenza fissata per il 2022, utilizzando bolivar, la valuta locale. Il rendimento medio è stato pari a 3,18 punti percentuali, secondo quanto rilevato da JPMorgan Chase. Hugo Chavez, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, aveva comunque già provveduto a operare nello stesso modo circa dieci mesi fa, quando la sua amministrazione si dedicò all’emissione di cinque miliardi di dollari in titoli azionari.