Islamic Development Bank: un nuovo sukuk denominato in dollari

È un gran momento quello attuale per l’emissione e la relativa sottoscrizione di sukuk, i titoli obbligazionari islamici, conformi alla legge della Shariah: ne è una chiara testimonianza anche l’ultimo progetto della Islamic Development Bank, istituto di credito dell’Arabia Saudita che ha intenzione di lanciare a breve un prodotto di questo tipo con tanto di denominazione in dollari americani. L’obiettivo è abbastanza chiaro, il gruppo asiatico ha necessità di nuovi fondi e per venire incontro a questa esigenza si lancia a capofitto nel mercato obbligazionario, senza disdegnare però il fattore dei cambi valutari: ecco perché è stata scelta la moneta verde, molto più sicura rispetto al ryal, il quale attualmente vale circa 0,26 dollari. La quotazione ufficiale dovrebbe avvenire quando le condizioni di mercato la renderanno conveniente, ma sicuramente al termine del meeting tra gli investitori del reddito fisso del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Europa.


Per il momento, si sa soltanto che ben quattro banche straniere gestiranno l’operazione ed è proprio da esse che è giunta l’indiscrezione a cui ci stiamo riferendo: nel dettaglio, si tratta di Deutsche Bank, Bnp Paribas, Hsbc e Standard Chartered. Inoltre, bisogna anche considerare i giudizi assegnati dalle agenzie di rating alla stessa IsDB: Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s sono state concordi nel valutare la banca araba con una tripla A, quindi si configura un investimento di affidabilità massima.

La Islamic Development Bank, la cui sede principale si trova nella città di Jeddah, si caratterizza in particolare per i propri servizi multilaterali e per i finanziamenti dei progetti di sviluppo: la sua fondazione risale alla fine del 1973 e da allora si è potenziata notevolmente, andando a interessare le attività finanziarie di molte nazioni, tra cui possiamo elencare la Libia, l’Iran, il Kuwait, l’Egitto, il Qatar e perfino la Turchia, stati che rappresentano, tra l’altro, anche i principali azionisti del capitale del gruppo.

Lascia un commento