Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni, modificato il rating watch

di Redazione 3

L’agenzia di rating Fitch, terza per importanza dopo Standard & Poor’s e Moody’s, non smette di interessarsi all’economia e alla finanza del nostro paese: l’ultimo provvedimento ha infatti riguardato la revisione del rating watch di Fondiaria Sai e di Milano Assicurazioni. Nel dettaglio, le due compagnie assicurative hanno visto la loro valutazione passare dal poco incoraggiante “negative” all’attuale “evolving”. Si tratta di una decisione che interesserà sicuramente gli azionisti delle due compagnie, i quali potranno avere un quadro più chiaro sulle performance dei relativi titoli.

Volendo essere ancora più precisi, Fitch si è mossa in questa direzione a causa dello scenario che contraddistingue le parti in causa, con le incertezze che non sono state ancora spazzate via in merito all’aumento di capitale di cui si parla tanto in questi giorni e dell’integrazione che sta per essere perfezionata con Unipol e Premafin. Che cosa significa questo nuovo rating dell’agenzia statunitense? In pratica, si è scesi da BB- a B+: questo significa che la valutazione del credito non è più ritenuta sufficientemente affidabile, ma ci troviamo nella piena zona a rischio (a fronte, comunque, anche di ottime opportunità di investimento). La probabilità che vi sia un default delle società assicurative in questione è superiore al 44%, il che la dice lunga su questo rating. Una ulteriore revisione dei giudizi potrà avvenire solamente dopo la realizzazione vera e propria dell’aumento di capitale.

Tra l’altro, bisogna sottolineare come Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni siano sotto la lente dell’agenzia dalla fine dello scorso anno, dunque vi è stato un mese intero per valutare l’evoluzione dei fatti. Le perdite di Fonsai, infine, dovrebbero essere state pari a 1,1 miliardi di euro nel 2011, con un declino subito dal margine di solvibilità di ben settantacinque punti percentuali. Gli indici patrimoniali non indicano una buona situazione di salute, ma saranno gli stessi azionisti a dover dimostrare di fidarsi della società torinese.

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