Euro dollaro, le ragioni di una parità che incombe

di Valentina Cervelli Commenta

Un parità quella tra euro-dollaro che incombe sull’Europa. Cosa comporta tutto questo? L’ultima volta che una cosa del genere è accaduta era il 2002, sotto tutt’altre condizioni. Ora, questa condizione, non lavorerà di certo a favore dell’Eurozona.

Come è cambiato il cambio euro-dollaro

Quando venti anni fa l’euro raggiungeva la parità con il dollaro, si parlava di una moneta unica nuova di pacca che partendo da un cambio svantaggioso era riuscita a crescere. Era un percorso di affermazione quello europeo. Ora ci troviamo davanti a una moneta che ha perso rispetto al dollaro ben il 16% in un anno, con tutto ciò che ne consegue.

Tra l’altro è impossibile non tenere conto di come la moneta unica fosse candidata a divenire una valuta di riferimento alternativa rispetto al dollaro. Qualcosa che al momento è impossibile avvenga non solo per il calo del rapporto euro-dollaro ma perché è venuta a mancare in questi ultimi mesi la fiducia, in particolare per ciò che sta accadendo a livello energetico e per l’attacco della Russia nei confronti dell’Ucraina.

Perché l’euro era considerato in quel modo? Semplice: il mercato di riferimento della moneta unica è pari a mezzo miliardo di persone e diversi partner internazionali preferiscono pagare in euro piuttosto che in valuta americana. Un esempio riguardante le materie prima è il petrolio dell’Iran, venduto in euro.

Quella che era la forza dell’euro non è riuscita a superare indenne la crisi energetica e l’attacco in Ucraina per via della dipendenza energetica e politica europea nei confronti dei due maggiori interlocutori internazionali. E il fatto che per tale motivo il dollaro sia stato considerato ancora una volta come bene rifugio non ha di certo aiutato.

Crisi energetica ha il suo peso

Sono diverse le ragioni che vedono il rapporto euro-dollaro a favore di quest’ultimo, ma la politica monetaria della Fed non ha tutta l’influenza che si pensa possa avere. Certo è più aggressiva ma non priva di pecche se si pensa che l’inflazione in America è al momento al 9,1%.

Lo ripetiamo, sono la crisi energetica e una fallace gestione politica dei rapporti internazionale ad aver dato spazio a questa situazione. L’Unione Europea ha fatto molto in questi venti anni ma è ancora “giovane” e per questo forse non in grado di ragionare troppo a lungo periodo. Appare comprensibile quindi che potenziali investitori davanti a una reale “indipendenza” abbiano deciso di favorire il dollaro.

Nonostante il mercato costruito dall’Europa sia più ampio di quello statunitense e la capacità di crescita europea. Il fatto di aver mantenuto in particolare una dipendenza energetica sia sul fronte russo che su quello americano non ha consentito all’Europa di emergere e quindi di rafforzarsi, anche a livello valutario.

 

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