Inflazione, Fed: non escludiamo altri interventi

di Valentina Cervelli Commenta

La Fed è pronta a fare di tutto per far scendere l’inflazione. Non escludendo che possano esserci altri interventi oltre a quelli già stabiliti sui tassi. La pressione sui consumatori e sulle imprese rischierebbe altrimenti di farsi insostenibile.

Mosse rapide contro l’inflazione

Siamo fortemente impegnati a riportare l’inflazione verso il basso, e ci stiamo muovendo rapidamente“. Sono queste le parole usate dal presidente della Federal Reserve Jerome Powell nella sua comunicazione ai componenti della commissione Banking, Housing, and Urban Affairs. La riunione semestrale con il Congresso è sempre stata una occasione di vitale importanza per il funzionamento del paese.

Questa volta se possibile lo è ancora di più. Uno strumento importante per rendere ancora più chiaro che gli Stati Uniti, davanti all’inflazione, non possono rimanere a guardare. E che vi è assoluto bisogno di occuparsi della dinamica dei prezzi. Powell parla di “ulteriori sorprese” che potrebbero trovarsi dietro l’angolo e che potrebbero spingere a un rialzo dei prezzi ancora più sostenuto di quello attuale.

È importante sottolineare che l’attività economica, negli Stati Uniti, sembra essere sostenuta. Questo dà modo alla banca centrale americana di focalizzarsi sul costo della vita. Nel corso del suo intervento il presidente della Fed ha spiegato che la spesa dei consumi resta forte tanto quanto il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è vicino ai minimi da 50 anni, i posti vacanti “ai minimi storici”  e l’occupazione è in crescita.

Una situazione promettente in un momento delicato, grazie anche alla domanda di lavoro molto forte. Il problema è che a essere contenuta in questo momento è l’offerta, in diversi settori, compreso quello dell’edilizia anch’esso colpito da un calo degli investimenti.

Evitare recessione a tutti i costi

È l’alto livello di inflazione a essere un problema che, come ricorda il presidente Jerome Powell “impone notevoli difficoltà, soprattutto per coloro che sono meno in grado di affrontare i costi più alti di beni essenziali come gli alimentari, la casa, i trasporti“.

Questo si tradurrà in un ulteriore aumento dei tassi di interesse, secondo un ritmo che potrebbe aumentare in base ai dati che verranno man mano dal mercato. Il tasso neutrale è stimato dalla Fed nel 2,50%, ma non viene escluso che si possa andare “leggermente al di sopra” raggiungendo “un tasso moderatamente restrittivo“. Tentando di evitare in tutti i modi di causare una recessione.

In quel caso infatti i danni sarebbero maggiori  sia per i consumatori che per le imprese. Importante sarà l’evolversi della situazione geopolitica mondiale con la guerra in Ucraina.

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